Alessandro, il ritorno alle origini per ritrovare se stesso

Ritornare alle origini ritrovando il vero sé libero da condizionamenti, giudizi, limiti. Un'operazione di scrematura sulla sua pelle e della sua vita che per Alessandro è stata come ritrovare la chiave per la sua vera anima, una opportunità per cercare in questa "nuova vita" un'altra possibilità, differente dalla precedente. Una data indelebile, il 23 marzo, suo compleanno, quando per la prima volta Alessandro Murroni, informatore scientifico, 52 anni, si è trovato in modo del tutto inaspettato faccia a faccia col cancro. Una data che ha lasciato una ferita profonda, per quella visita che ha dato un risultato che, almeno in un primo momento, sembrava senza via di scampo: K pancreas, tumore al pancreas maligno. "L'ho scoperto a fine del 2015, pensavo di avere una colecisti con dei calcoli. Per me che fino ad allora facevo di tutto, triathlon, barca, lavoro, è stato un colpo durissimo. Da un momento all'altro mi sono trovato con una data di scadenza addosso. E mi sono posto mille domande, la prima: perché proprio a me? In primo momento tendi a colpevolizzarti, poi arriva la voglia di rimettersi in gioco, di fare il possibile". All'inizio si è sentito finito, con le ali tarpate, la vita stravolta, tutto ridimensionato. E allora ha trovato una via d'uscita. "Cosa cerco? Io cerco soprattutto di trovare in chi mi sta vicino delle sensazioni positive. E' un momento molto forte di scrematura delle persone, delle attività, perché vivi situazioni molto pesanti. La qualità del tempo e della vita cambia e tu devi cercare di vivere al meglio. So benissimo cosa è un K pancreas, quando evolve te ne vai in pochissimo tempo. Dopo l'intervento in Francia i medici hanno detto a mia moglie di portarmi a casa, mi avevano dato poche settimane. Era il febbraio 2016. Sono tornato qui con una prognosi veramente di poco poco tempo. Ma nel frattempo è passato un anno e io vorrei ne passassero molti altri". 
 
Alessandro non ha mai smesso di sperare. Non ha mai mollato e ha trovato sempre delle nuove motivazioni per fare. "Anche quando non potevo neanche stare in piedi, mi alzavo e camminavo giorno e notte. Mi alzavo e camminavo sempre perché avevo il fegato andato e speravo con il movimento di stimolare un minimo di attività. Oggi i valori sono nella norma. E nonostante tutto, anche in quelle condizioni, andavo a vedere la barca: non riuscivo a stare in piedi e allora mi sedevo fuori, al sole, pensavo a qualcosa da fare in chiave prospettica". Batte forte il suo desiderio di vita, così forte da non aver paura di mettersi faccia a faccia col tumore: "Sei dentro di me, vuoi vivere con me: sinché io sono vivo, vivi come c...o dico io". 
 
Ci sono anche quei momenti in cui il dolore, l'insonnia, la fatica, lo buttano giù, gli fanno abbandonare per un po' la fortezza di sicurezze che è riuscito a costruire. E allora tante domande affollano la mente. "Ogni tanto mi chiedo qual è il senso di tutta questa sofferenza? Il senso di tutta questa sofferenza è che se vuoi stare con chi ami, se vuoi ancora approfittare di questa opportunità, devi essere disposto a metterci tutto". E tutto questo lo ha portato anche a delle elaborazioni successive. "Mi sono sempre visto come una persona poco interessante, pensavo di non valere niente e invece valgo moltissimo. Quando sei a nudo, nella tua fragilità, dopo essere stato una persona sempre forte, noti un cambiamento importante che è fatto di piccole cose, apprezzi la dimensione diversa delle cose e delle persone. E allora anche un abbraccio di un vecchio collega di lavoro, col quale hai avuto un rapporto fugace, ha un valore inestimabile. E' anche da queste cose che nasce la spinta e la voglia a fare di più". 
Da qui l'idea della barca a vela. "Ogni volta che esci è un piccolo viaggio, ti allontani dalla terraferma, sei in una comunità ristretta, sei solo in mezzo al mare e le emozioni ti inondano. Devi essere tu a mitigare questi sentimenti che derivano dall'allontanamento dalla terraferma. Andare in barca è sempre un modo per riscoprirsi, perché qualsiasi giorno tu esca, anche  alla stessa ora, nello stesso posto, con il vento identico, il mare è sempre diverso. E' una nuova scoperta ogni volta e questo dà alle persone quello spirito di libertà da se stessi che non ha prezzo". 
 
Una passione che porta avanti fin da bambino, trasmessa da suo padre che è diventata il suo pane quotidiano. Un amore che i suoi due figli Andrea e Camilla devono ancora elaborare. "Tu non puoi apparecchiare una tavola e decidere il menù pensando che le cose che ti piacciano siano le più buone anche per gli altri. Meglio approntare un buffet dove tu metti tutto, ma sono gli altri a scegliere. Dopodiché bisogna avere la capacità di incentivare le loro passioni". 
 
Non è stato facile affrontare la situazione. "Ma loro hanno tenuto botta. Trovarsi di fronte al fatto che probabilmente il papà non ci sarà nell'arco di breve tempo per loro in un primo momento è stato uno shock. Oggi ho due persone in più che mi stanno vicino e nell'ambito della loro vita mi supportano e mi sopportano, perché nei momenti più duri non sono facile da sopportare. L'unica che mi sopporta è mia moglie. Lei è diversa, speciale. Fa il medico e ha sempre vissuto la professione come la missione. Pina mi è stata vicino in modo diverso, differente, in modo compiuto, dandomi una bella scossa quando ci voleva e mettendo in evidenza quello che è la mia vita oggi. Mi ha aperto gli occhi e mi ha dato quella luce positiva che è una molla in più per me". 
 
Gli obiettivi ci sono e sono tanti. "Nella mia vita non so cosa farò: io voglio vivere e il mio obiettivo prossimo sarà lasciare il lavoro che non è più compatibile con il mio status. Mi prendo una piccola pensione e mando avanti la mia passione per la barca magari incentivando un po' di cose, giusto per sentirmi utile e inserito ancora nei meccanismi della vita". 
 
Una vita che lo ha rimesso davanti al vero Alessandro. "E' ritornato il vero me. Quando nasciamo siamo tutti perfetti, tante volte è l'ambiente esterno che ci cambia, ma molto di più fa la tua impressione e la tua autostima nel condizionare la tua vita. Il limite te lo metti quasi sempre tu, gli altri possono metterti un ostacolo ma l'ostacolo se vuoi lo puoi saltare e se tu lo vedi come limite insormontabile non proverai neanche a saltare. Quindi devi allenarti a capire che quegli ostacoli li puoi saltare tutti i giorni avendo la passione per qualcosa. Oggi la voce dentro me dice che posso e voglio fare ancora tante cose. Nessuno mi vieta di sognare". 
 
Francesca Cardia