Antonella, un percorso obbligato per ritrovare la vita

Gratitudine per la vita, con tutto quello che si porta dietro. Anche se lungo il cammino le ha fatto incontrare la malattia, il cancro. Un percorso che doveva calpestare, con i suoi piedi, un itinerario prestabilito come se fosse già scritto, da qualcuno lassù. E' fatalista, Antonella Mulana, 47 anni, infermiera di Cardiologia all'ospedale Marino di Cagliari, e va avanti ogni giorno con un bagaglio enorme di fiducia. "Ho fede, tanta fede. Che si chiami Dio, Buddha o in qualche altro modo, so solo che c'è qualcosa che guida le nostre vite, l'energia dell'Universo, la forza di tutti quanti noi".

Ride e le fossette le si disegnano sulle guance, andando a ornare un viso pieno di vita e amore. La malattia è arrivata prepotente a giugno del 2014 e lei non ha pensato a niente se non ad affrontarla, a viso aperto. "La diagnosi è arrivata con una tac che ha evidenziato già delle metastasi, quindi non si sapeva dove fosse il tumore primario. Poi ho fatto la mammografia e il quadro è stato chiaro. Ho iniziato subito la radioterapia, la chemioterapia, due interventi di cementoplastica, e da allora sono in terapia. Quando mi hanno comunicato la diagnosi la prima volta non ho provato nulla, non ho pianto: non mi vedevo, non mi sono vista per tutto quel periodo, era come se parlassero di un'altra persona. Giravo calva, al gelo, d'inverno, non mi interessava niente. Io dovevo affrontare questa situazione e basta. Tutto quello che è avvenuto è andato da sé. Solo dopo ho metabolizzato e mi sono anche fatta aiutare". Antonella è andata avanti, per sé e per i suoi cinque bambini, la sua tribù. "Loro sanno tutto. Non so cosa succederà, ma anche per loro sembra un periodo di preparazione, anche loro stanno vivendo una sorta di cammino. Devono arrivare preparati anche a una mia eventuale morte".  Un itinerario difficile, che alla tribù di Antonella sta regalando però tanto. "Siamo una famiglia molto unita e molto disposta nell'aiuto all'altro. Davide ha 19 anni, ha appena iniziato l'università, Francesco ne ha quasi 18, Emanuele 13, Chiara 11 e Benedetta ne ha 8. C'è in loro la voglia di tenere insieme tutto. Hanno avuto paura che volessi mollare, perché quello che sto affrontando è una cosa grossa, non è una passeggiata, ma ho promesso che andrò avanti: per me e per loro. Io sono disposta ad accogliere anche quello che succederà, nel caso, ma mi spaventa stare male, gli effetti collaterali della chemio". Nel gruppo  Abbracciamo un sogno ci è stata poco ma in quelle occasioni ha capito la forza della comunità, la potenza dell'unione, il senso di appartenenza che lega e dà forza. 

Nel bene e nel male questa esperienza le ha fatto capire tante cose. "Siamo vulnerabili, non siamo immortali. Finché tutto va bene alla morte non ci pensi. Qui ce l'hai, come una spada di Damocle, che ti risveglia ogni tanto. E va anche bene, perché impari a interrogarti su molti aspetti della vita, a dare delle priorità e avere l'umiltà. Ho fiducia nella vita e  tanta fede e tutto questo fa si che la fiammella resti sempre accesa.  La vita è un dono. La malattia ci cambia, a qualcuno in bene a qualcun altro in male. Per me è un percorso che dovevo fare, non so cosa accadrà, ma non importa: parla la vita più delle parole". 
 
Francesca Cardia