Da Cagliari a Oristano, viaggiando sull'onda del racconto, sulle parole di dolore, di sofferenza ma anche di speranza. La campagna Fattore K sull'importanza della giusta comunicazione tra operatore sanitario e paziente oncologico ieri ha fatto tappa al San Martino di Oristano, in una sala riunioni gremita da pazienti, medici, infermieri, associazioni, per dare voce ancora una volta alle testimonianze dei malati.
L'incontro è stato aperto dal passaggio di testimone tra le pazienti del gruppo Abbracciamo un sogno dell'ospedale oncologico Businco di Cagliari e quelle del San Marino di Oristano. Un rituale simbolico per ribadire ancora una volta che “la giusta comunicazione è la prima medicina”. Poi la parola è passata a Giovanni Andrea Ruiu, direttore sanitario dell'Asl 5 di Oristano: “Qui siamo molto sensibili al tema e seguiamo da tempo il filone della medicina narrativa. Siamo felici di prendere il testimone da Cagliari e proseguire il percorso per questa campagna che ribadisce l'importanza di una corretta comunicazione e l'appropriatezza della relazione di cura che deve esserci tra gli operatori sanitari, pazienti e familiari”.
Un itinerario iniziato al Businco di Cagliari il 3 dicembre 2014 con il video-spot e la tavola rotonda che nella seconda tappa, il 25 settembre scorso al Policlinico, ha messo nel sacco da parte del rettore dell'Università di Cagliari Maria del Zompo la proposta di istituire dei moduli di comunicazione per gli studenti di Medicina e Infermieristica. “Al Businco abbiamo deciso da subito di sposare il progetto Fattore K, quando c'è stata la presa di coscienza di questo limite sul fronte della comunicazione da parte di noi professionisti della sanità”, spiega Daniele Farci, dirigente medico oncologo del Businco, “il nostro compito non è curare la malattia, ma mettere sempre il paziente al centro”.
Poi è la tavola rotonda moderata da Maria Dolores Palmas è entrata nel vivo. Un pomeriggio intenso, carico di emozioni che ha portato alla luce racconti di malattia e storie di vita legate a doppio nodo dal cancro, quelle delle le pazienti oncologiche Lorena Dessì, Sabina Nurra, Maria Bonaria Pittau, e dei care-givers, Roberta Dessì e Bonacata Sanna. Testimonianze forti sul modo in cui la comunicazione ha segnato, nel bene e nel male, la loro terapia e l'alleanza con gli operatori sanitari. "All'Oncologia del san Martino mi sono sentita come in famiglia e devo ringraziare per questo tutti quanti, medici, infermieri e tutto il personale per quello che ha fatto per me", ha detto Lorena Dessì.
Tito Sedda, direttore del day hospital di Oncologia del San Martino e di Francesco Carta,medico di base, sono entrati nel merito della sinergia tra ospedale e territorio, necessaria al momento delle dimissioni del paziente. Da loro un fronte comune: "Il cancro impone agli attori chiamati a curarlo di condividere il percorso stabilito, in una sorta di grande alleanza, non solo terapeutica, che veda sempre al centro il paziente".

La psicologa Maria Pia Serra ha evidenziato la strategicità del supporto psicologico. L'intervento dell'assistente sociale Alessandra Lai ha chiuso i lavori del convegno.

Fattore K nasce dall'iniziativa di Sardegna Medicina e Maria Dolores Palmas, infermiera del Businco, con il patrocinio di Asl 5 di Oristano, Sipo (Società italiana psiconcologia), Aiom (Associazione italiana oncologia medica) e della Regione Sardegna.

La campagna “Fattore K” si innesta in un percorso che l'Azienda Sanitaria Locale n.5 ha intrapreso già da tempo attraverso la medicina narrativa, un filone terapeutico che riconosce nella comunicazione tra medico e paziente un valore curativo: aspetto che sta entrando a pieno titolo nella pratica clinica e che la Asl oristanese, primo caso in Sardegna e in Italia, ha inserito nella propria programmazione strategica.