Ieo, summit dei top 40 in ematologia

Le 40 migliori menti al mondo in ambito onco-ematologico si riuniscono per la prima volta in Europa, a Milano, dal 9 al 12 marzo, per il simposio “Hematological  Malignancies, from mechanism to therapy” promosso dall’Istituto Europeo di Oncologia. Obiettivo: far fronte all’allarme tumori ematologici (leucemie, linfomi, mielomi) che sono attualmente il quarto tipo di cancro per numero di casi e di vittime, e potrebbero raggiungere i primi posti nel 2050. Nei Paesi occidentali oggi ogni tre minuti un cittadino si ammala di un tumore ematologico, un ritmo destinato ad aumentare significativamente nei prossimi 35 anni.

Già oggi i tumori ematologici sono il secondo tumore nell’anziano. In particolare le leucemie e i linfomi hanno un picco di incidenza in ascesa vertiginosa nella terza età, tanto da diventare una delle forme tumorali più diffuse nelle popolazioni ad alto tasso di invecchiamento, come l’Italia.  In USA, ad esempio, il numero di linfomi ogni 100.000 abitanti è inferiore a 10 tra i 20 e i 40 anni, ma diventa oltre 100, dopo gli 80 anni.  Anche i mielomi sono in crescita in tutto il mondo: rappresentano oggi la terza neoplasia maggiormente in aumento tra le donne e la quinta fra gli uomini.  In generale, l’invecchiamento della generazione dei baby boomers (i nati tra il 1946 e il 1964) contribuirà a far diventare le malattie ematologiche le più frequenti forme di neoplasia nelle prossime decadi.

A questi dati preoccupanti sull’incidenza fanno da contro-altare dati incoraggianti sul trattamento. L’ematologia infatti è stata la prima branca dell’oncologia a dimostrare come la genomica possa guidare efficacemente la terapia dei pazienti, diventando la frontiera d’ avanguardia delle cure personalizzate. Un primo gruppo di farmaci diretti a bersagli molecolari è entrato nella pratica clinica da alcuni anni con ottimi risultati. Basta citare l’acido retinoico per la leucemia promielocitica acuta, nato in IEO da una scoperta di Piergiuseppe Pelicci, Direttore della Ricerca; i nuovi farmaci contro la leucemia mieloide cronica che permettono di curare oltre il 90% dei pazienti con questa particolare forma di leucemia; il Rituximab (anticorpo monoclonale anti-CD20), che ha sostanzialmente modificato la storia naturale di gran parte dei linfomi, con un miglioramento generale delle possibilità di guarigione.

Oggi sono numerosi i nuovi farmaci in sviluppo grazie alla sempre migliore comprensione degli eventi genici all’origine della malattia,  ma il grande ostacolo che  ci separa dal traguardo finale è la sostenibilità: l'entità della spesa farmacologica per linfomi e mielomi,  nei prossimi 10 anni, sarà pari alla spesa complessiva per i tumori di mammella, prostata e colon,  come ha segnalato  un articolo recentemente apparso su Nature Reviews Drug Discovery.  È verosimile che una delle soluzioni sia l'appropriatezza dei trattamenti, che è figlia dell'accuratezza diagnostica: se classifichiamo tipi e sottotipi di tumore fino a identificare il profilo genico della malattia di ogni singolo paziente, e li associamo  ai difetti  genici che li causano, potremo trovare molecole super-mirate che colpiscono  il bersaglio con minima possibilità di errore. In pratica somministreremo i nuovi farmaci solo a chi sappiamo ne avrà beneficio.

Trasferire immediatamente  i risultati  della genomica alla diagnosi e quindi alla cura è dunque la ricetta contro l’“epidemia ematologica”,  e il come farlo è il tema centrale del simposio IEO. I 40  massimi esperti internazionali  hanno aderito in massa perché proprio in IEO è già stata realizzata un’ esperienza unica  in questa direzione: riunire sotto lo stesso tetto , in una task force chiamata Programma Ematologia, le migliori eccellenze nei campi della diagnosi, della clinica e della ricerca. Coordinati da Pelicci,  operano  in IEO Stefano Pileri,  responsabile dell’Emolinfopatologia, Corrado Tarella, direttore dell’Ematologia Clinica, Francesco Bertolini, Direttore del Laboratorio di emato-oncologia e,  in qualità di  consulente esterno,  Riccardo Dalla Favera, della Columbia University di New York, uno dei  maggiori esperti mondiali di ematologia molecolare.