Fattore K. Cancro. Ivana e il dolce sapore delle piccole cose

Ivana e il dolce sapore delle piccole cose

Riassaporare la vita. Riscoprire il sapore che solo le piccole cose sanno donare. E riscoprire una se stessa nuova, più leggera, meno affaticata a rincorrere giornate caotiche e cose inutili. Ivana Serra, 52 anni, pulese doc, occhi di ghiaccio e voce profonda, ha incontrato il cancro nel maggio del 2012. Una risonanza fatta per un mal di schiena ha messo in evidenza delle metastasi. E da quel momento la sua vita è cambiata. In principio è stato il buio, la quotidianità squarciata dalla malattia, la normalità mandata in frantumi dalla paura e dalla sofferenza. Quel maggio del 2012 all'Oncologico di Cagliari Ivana non lo può dimenticare. “Da li è iniziato tutto, al quinto piano del Businco. I primi mesi è stato buio totale, solo ora, a distanza di tempo riesco a rimettere insieme tutti i tasselli di quel periodo nero. Il primo impatto è stato forte e la disperazione ha preso il sopravvento. La notte piangevo, come piangono i bambini, urlavo. Non siamo preparati a situazioni di questo tipo, non ci aspettiamo mai che ci si possa ammalare, che si possa morire, sono tutte cose che capitano agli altri”.

Il primo pensiero è stato doverlo comunicare in famiglia alle figlie, al compagno, alla nipotina che era appena arrivata. Ma dopo i primi mesi di dolore e sofferenza estrema, un vero blackout della vita di tutti i giorni, è giunto il momento di reagire e la luce è arrivata col gruppo Abbracciamo un sogno. “L'incontro con Dolores e le altre donne del gruppo, Silvia, Simona, Barbara, ha riacceso la vita e la speranza. All'inizio pensavo: ecco, siamo arrivati al dunque, ma piano piano ho visto questo “dunque” sempre più lontano e ora sono arrivata a una consapevolezza differente. Sono diventata positiva e leggera, adesso affronto i problemi in maniera diversa”.

Sposata, due figlie di 30 e 18 anni, e già con una nipotina. E' una nonna sprint Ivana, che dopo l'incontro col Fattore K ha deciso di ricostruirsi la vita, pure se insieme al cancro. “L'altro giorno su Facebook ho condiviso una vignetta illuminante dei Peanuts. “Un giorno dovremo morire”, diceva Charlie Brown. E Snoopy rispondeva: “Si, ma non oggi”. Ecco, questa è la mia filosofia di vita attuale. E dato che non morirò oggi, faccio tutto quello che mi piace fare”. Certo, manca la progettualità, i piani non sono più a lungo termine. “Ma il cancro mi ha dato la forza e la voglia di gioire delle piccole cose. Durante la giornata ci sono tanti momenti positivi e la felicità risiede nella quotidianità. Prima, tra lavoro, famiglia, impegni, la vita mi passava davanti e facevo fatica a rincorrerla, a starle dietro. Le giornate erano piene, ma di cose materiali. Ora quella fretta non c'è più, non c'è più la voglia di correre appresso a situazioni inutili”. Dopo il dolore e le sofferenze il cancro ha aperto una breccia e le ha fatto riscoprire valori e priorità. “La malattia mi ha costretto a fermarmi e ad assaporare tutto quello che c'è in una giornata, le sfumature, mi ha messo davanti la vita: la colazione con le mie figlie, una passeggiata con la mia nipotina”. La voglia di fare tante cose è rimasta, ma di farle anche per se stessa. “Il gruppo mi ha dato la capacità di affrontare le cose belle dei rapporti tra le persone e i periodi meno belli, che vivi personalmente o attraverso le compagne che hai conosciuto in questo percorso. Mi ha dato la forza di affrontare tutto. Il gruppo fortifica, aiuta, ti fa sentire meno sola. E ti permette di trovare le capacità di andare avanti con più coraggio. E quando questo coraggio manca, lo si trova nelle persone del gruppo, che in qualche modo sono le uniche che ti sanno accompagnare”. Così, anche se suona strano sentirlo dire, per Ivana il cancro è stata un'opportunità. “Sono molto più serena. Ora sono una persona felice. Questo modo di essere più leggeri e di farsi opprimere meno dai problemi ha influenzato anche il mio compagno, stiamo prendendo il meglio di quello che c'è su questa terra”. 

Come crisalide che è diventata farfalla, Ivana si è liberata del superfluo per approdare a una nuova vita: “Mi sono spogliata quello che ero e ho voluto perdere tutto: il tempo, la vita legata al tempo, le cose negative, la paura del giudizio degli altri, la capacità di controllarmi in determinati momenti”. Il futuro è lontano. Lei guarda al qui e ora. “Vorrei che questa malattia continuasse a lasciarmi il tempo, anche così com'è ora, ma mi lasciasse giornate felici. E io vorrei continuare ad andare in giro cercando di essere più serena possibile. Continuando ad apprezzare tutto della vita. Sicuramente ci sarà una fine, ma sino a quel giorno voglio vivere prendendo il meglio da ogni situazione, circondandomi di persone sincere che mi vogliono bene. Piani a lungo termine non ne ho. Ho piccoli progetti, quelli che ti fanno passare il prossimo mese, il prossimo anno, prendendo il buono dalle piccole cose”. Perché “Un giorno dovremo morire”. “Si, ma non oggi”. Snoopy docet.  

Francesca Cardia