La seconda giovinezza di Miranda

Ritrovarsi faccia a faccia col cancro in un déjà-vu di paura, sofferenza ma anche speranza. Ripiombare nel buio dopo oltre vent'anni di tranquillità e riuscire a rivedere la luce, riscoprendo una parte nuova di sé. Miranda è solare. Bella col suo caschetto di capelli argento che porta con sbarazzina eleganza. Miranda è tosta, prepotente e anche questa seconda volta il cancro lo vuole domare. Miranda Murgia, 62 anni, cagliaritana, ha trascorso la vita con le valige in mano, globetrotter per necessità per seguire il marito negli spostamenti di lavoro. Nigeria, Mozambico, Filippine, Zimbabwe e Dubai e dieci anni di “limbo” a Firenze mentre il marito lavorava in Albania.

La prima volta che ha incontrato “k” è stata dura. “Eravamo appena arrivati nelle Filippine, avevo 38 anni, il mio bambino appena 5. Dovevo sistemare la casa, mio figlio doveva iniziare la scuola. Era il marzo del 1992. Mi sono affidata a un chirurgo di una clinica privata filippina gli ho dato fiducia e mi è andata bene”. Adesso, dopo vent'anni il tumore si è ripresentato. Esattamente quello di allora, solo che ora è metastatico. “Ho sempre tenuto tutte le mie carte perché ci trasferivamo sempre da una parte all'altra, persino i fogli della sala operatoria: quanti noduli, l'esame istologico. Qui hanno potuto constatare che il tumore era lo stesso. Ed ero terrorizzata quando mi sono resa conto di essere di nuovo malata: primo per esserci ricascata, ovviamente, secondo per essere ammalata in Italia, della sanità italiana ho solo e sempre sentito parlare male”.

La prima volta aveva il bambino piccolo e la carica che solo una giovane mamma può avere. “Nel 1992 la mia prepotenza aveva vinto. Mi dicevo: non posso cedere. Questa volta mio figlio è grande ma io ce la voglio fare lo stesso, la situazione ora è complicata, lo so. Ma non importa. Ce la farò. All'inizio quando ho conosciuto l'oncologo che mi doveva seguire, mi sono affidata a lui perché io ne voglio venire fuori. Lui subito non mi ha detto non ne viene fuori, ha aspettato che fossi pronta per sapere tutto: "le cure vengono fatte solo allo scopo di tenere a bada la malattia, di cronicizzarla". E' stato un cazzotto doppio, peggio della diagnosi, ci ho messo mesi a metabolizzare questa cosa”. Ma adesso Miranda è pronta, con una forza che ha trovato in se stessa anche grazie all'aiuto delle altre donne del gruppo Abbracciamo un sogno. “Ho trovato il gruppo e sto vivendo una seconda vita, e anche una seconda giovinezza. Ho scoperto una parte di me ancora inesplorata, la mia capacità di creare, la fantasia, una abilità manuale rimasta troppo tempo in un cantuccio. Ora il gruppo mi ha dato l'illusione che dalle mie mani possano uscire delle cose”. Un'illusione creativa e produttiva. Dal laboratorio teatrale a quello di gioielli, fino alla creazione di una coperta patchwork che unisce pezzi di stoffe di vecchie camice. Tra loro la chiamano la “coperta dell'amicizia”, perché ogni coperta unisce nella trama un pezzo di vita e di storia delle altre, racchiusa in quello scampolo di tessuto ceduto. “L'idea è di usare delle vecchie camice e scambiarci degli esagoni con ogni donna del gruppo: ognuna, alla fine, avrà nella sua coperta patchwork un pezzo dell'altra”.

Il cancro le ha fatto fare piazza pulita delle cose inutili. “Sono mancata da Cagliari quasi 35 anni, ogni vacanza gente, cene e pubbliche relazioni. Ma quando sono tornata e mi sono ammalata, dopo i cicli pesanti di chemio a distanza ravvicinata, intorno a me ho trovato il vuoto assoluto. Adesso sono grata che siano spariti perché erano persone che probabilmente non avrebbero aggiunto niente alla mia vita”. La linfa vitale la prende dal gruppo. “Il gruppo ci permette di fare queste cose in compagnia. Molti storcono il naso perché “frequento persone malate” e perché io sono grata al cancro perché mi ha permesso di entrare in contatto con queste persone. E con Dolores, una donna unica. Ma della malattia te ne dimentichi.  Quando torno dall'incontro mensile di condivisione sono rigenerata, gasata, carica”. Miranda ha una voglia di vivere contagiosa. “Tutte le cose che posso fare le faccio: ho iniziato il laboratorio teatrale e sono letteralmente impazzita. E quest'anno, a "soli" 62 anni, ho fatto la prima gita in pullman della mia vita col gruppo delle “oncoattrici” a Tonara. Vorrei imparare a dipingere e, perché no, tuffarmi nella scrittura, un'altra delle mie passioni. E' una seconda giovinezza e quello che c'è prendo, sfrutto l'occasione. Continuo a curarmi, ho queste scadenze fisse che mi ricordano che il problema c'è. Ma non sto vivendo focalizzata sulla malattia”. Ora prima di tutto c'è Miranda e la sua nuova vita.  

Francesca Cardia