Fattore K. Cancro. Melanoma, il 60 per cento dei pazienti è vivo a due anni

Melanoma, il 60 per cento dei pazienti è vivo a due anni

Passa da Napoli la ricerca più avanzata sul melanoma, un tumore della pelle che nel nostro Paese nel 2015 farà registrare 11.300 nuovi casi, circa 1.100 in Campania. L’Istituto “Pascale” è il centro che a livello mondiale ha arruolato il maggior numero di persone in uno studio (Checkmate 066) che segna un passo in avanti decisivo nella lotta contro questa malattia in costante crescita soprattutto fra i giovani, visto che il 20% delle nuove diagnosi riguarda gli under 40. “Il 70,7% dei pazienti trattati con una nuova molecola immuno-oncologica, nivolumab, è vivo a un anno e, dato ancora più rilevante, il 57,7% a due anni – spiega Paolo Ascierto, direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative del ‘Pascale’ e presidente della Fondazione Melanoma -. Si tratta di un risultato straordinario, mai raggiunto in precedenza e impensabile prima dell’arrivo di queste terapie, visto che la sopravvivenza mediana in stadio metastatico era di appena 6 mesi, con un tasso di mortalità a un anno del 75%. L’immuno-oncologia stimola il sistema immunitario a combattere con più forza il tumore. Inoltre non è necessario selezionare i pazienti in base all’espressione di una proteina, PD-L1, perché nivolumab funziona anche in quelli che non la presentano”. I dati dello studio sono presentati proprio a Napoli nella sesta edizione del “Melanoma Bridge”, il convegno internazionale organizzato dal “Pascale” e dalla Fondazione Melanoma che riunisce fino al 5 dicembre più di 200 esperti da tutto il mondo. Ancora più significativi i dati relativi alla sopravvivenza libera da progressione (progression free survival). “Si tratta di un parametro molto importante –continua Ascierto - perché è strettamente legato all’esito favorevole a lungo termine, cioè alla sopravvivenza. A un anno il 44,3% dei pazienti trattati con nivolumab è libero da progressione, a 24 mesi il 39,2%. Questi dati indicano che l’effetto della terapia si mantiene nel tempo e ci fanno supporre che una percentuale simile di pazienti, vicina al 40%, possa cronicizzare la malattia. Oggi questo risultato è raggiunto dal 20% delle persone colpite”. “Il ‘Pascale’ è punto di riferimento nel mondo nella ricerca sui tumori - afferma Gennaro Ciliberto, direttore scientifico dell’ospedale partenopeo -. Basti pensare che sono ben 20 gli studi in corso sul melanoma. Tra gli ostacoli da superare per debellare questa terribile malattia c’è la necessità di comprendere veramente a fondo come può il nostro sistema immunitario riconoscere il tumore come un’entità estranea e debellarla, anche se a questo riguardo alcuni primi importanti successi sono stati ottenuti di recente”. Per la prima volta, per una giornata, il congresso diventa “Immunotherapy Bridge”, è dedicato cioè all’immunoterapia a 360 gradi, a indicare il ruolo di questa nuova arma anche in altri tipi di tumore molto diffusi, come quello del rene e del polmone che ogni anno nel nostro Paese fanno registrare 12.600 e 41.000 nuove diagnosi. “Nel tumore del polmone non a piccole cellule non squamoso (adenocarcinoma) in fase avanzata, il 39% è vivo a 18 mesi – sottolinea Cesare Gridelli, direttore del Dipartimento di Onco-Ematologia dell’Ospedale ‘Moscati’ di Avellino -. E circa il 20% delle persone colpite dalla forma non a piccole cellule squamosa metastatica è vivo a tre anni. Siamo di fronte a risultati davvero impressionanti in tumori che presentavano scarse opzioni terapeutiche”. 

Lo scorso luglio nivolumab è stato approvato dall’EMA (European Medicines Agency) per il trattamento del tumore del polmone non a piccole cellule squamoso localmente avanzato o metastatico, precedentemente trattato con la chemioterapia. E il 22 settembre l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ha inserito il farmaco nella lista prevista dalla legge 648/96, consentendo così ai pazienti non inclusi nel programma di uso compassionevole di poter disporre del trattamento a totale carico del Servizio Sanitario Nazionale. “Nivolumab – continua Ascierto - non è stato però ancora approvato nel nostro Paese nel melanoma. È necessario velocizzare i tempi perché tutti pazienti abbiamo accesso alle armi innovative”. 

La prima regola per sconfiggere il melanoma è costituita dalla prevenzione. Per individuare un neo sospetto va seguita la regola ‘A B C D E’: asimmetria nella forma; bordi frastagliati; cambiamento del colore; dimensioni superiori a 5 millimetri di diametro; evoluzione anomala con modificazioni evidenti nell’arco di settimane o mesi con fenomeni, ad esempio, di sanguinamento. “Se individuato in fase iniziale - afferma Nicola Mozzillo, direttore del Dipartimento Melanoma, Tessuti molli, Muscolo-Scheletrico e Testa-Collo dell’Istituto partenopeo -, il melanoma è guaribile in più del 90% dei casi con la semplice asportazione chirurgica di un neo. Di fronte a una lesione della pelle sospetta, ci si deve rivolgere subito a strutture competenti. Ad esempio, al ‘Pascale’ ogni anno trattiamo circa 450 nuovi casi. Se la neoplasia è individuata in fase avanzata, il trattamento diventa più complesso ma si stanno aprendo prospettive anche grazie alla combinazione delle terapie. Ad esempio l’immuno-oncologia può essere associata con le armi ‘classiche’, come la chirurgia, la chemioterapia, la radioterapia e le terapie target. Si è rivelata efficace anche la combinazione di due molecole immuno-oncologiche, ipilimumab e nivolumab”. Ogni anno durante il “Bridge” viene assegnato il Premio della Fondazione Melanoma a un ricercatore che si è distinto per l’impatto del suo lavoro in questo campo. L’edizione 2015 del riconoscimento va a Francesco Marincola, chief research officer del “Sidra Medical and Research Centre” (Doha, Qatar) e Past President della Society for Immunotherapy of Cancer (SITC), il secondo scienziato più citato al mondo per le sue ricerche sul melanoma con oltre 350 pubblicazioni. “Abbiamo deciso – conclude Ascierto – di dedicare il premio alla memoria di Natale Cascinelli, scomparso nel 2013. Cascinelli è stato responsabile del Programma melanoma dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e può essere considerato il padre della ricerca su questo tumore. I suoi studi sono noti in tutto il mondo e hanno rivoluzionato il modo di affrontare la malattia”.