Oncologia geriatrica: a Lecce esperti a convegno sulla complessità del paziente anziano

Un paziente con tumore su tre ha più di 75 anni: la gestione del paziente anziano rappresenta un tema cruciale dell’assistenza oncologica. Se ne parla oggi e domani al quinto Congresso Nazionale G.I.O.Ger., Gruppo Italiano di Oncologia Geriatrica, ospitato a Lecce: centinaia gli esperti provenienti da tutta Italia salutati da Lodovico Balducci, pioniere dell’oncologia geriatrica italiana.

Innovativo il metodo di lavoro attuato dal Polo oncologico Giovanni Paolo II dell’Ospedale Vito Fazzi che, con il supporto dell’Associazione ‘La chiave d’argento’, adotta da alcuni anni un modello organizzativo che prevede lo screening veloce Geriatric-8 (G8) del paziente oncologico anziano afferente alla struttura. Quest’anno per la prima volta G.I.O.Ger. istituisce il Premio alla memoria di Dario Cova, assegnato a tre ricercatori under 40 impegnati in progetti di ricerca in oncologia geriatrica.

È una storia lunga e di prestigio quella dell’oncologia geriatrica italiana, con un mentore di fama internazionale come Lodovico Balducci, ormai da tempo negli Stati Uniti. Una storia in forte evoluzione, come dimostra l’elevato interesse per la quinta edizione del Congresso nazionale del Gruppo Italiano di Oncologia Geriatrica – G.I.O.Ger., attivo da quasi un ventennio, che ha per titolo “Il paziente oncologico anziano nella sua complessità” e che quest’anno ospita a Lecce centinaia di esperti provenienti da tutta Italia per due giorni – oggi e domani – interamente dedicati a questo tema.

L’oncologia geriatrica è un tema stringente nello scenario della sanità pubblica. Un paziente oncologico su tre ha più di 75 anni, delle 360.000 nuove diagnosi di tumore stimate nel 2016 in Italia quasi la metà riguardano persone anziane. Il dato epidemiologico ricavato dal Registro tumori della Regione Puglia appare sovrapponibile al dato nazionale. Circa il 50% delle 21.900 nuove diagnosi di tumore insorgono in persone over 70. Durante il Convegno di Lecce gli esperti faranno il punto sulla necessità di inserire modelli organizzativi di oncologia geriatrica e sulla implementazione della Rete oncologica dell’anziano, con particolare riferimento a quella piemontese, per una gestione multidimensionale e trattamenti ben tollerati dal paziente anziano oncologico.

«L’obiettivo fondamentale di G.I.O.Ger. è divulgare l’oncologia geriatrica, i relativi modelli organizzativi, lo scambio di esperienze e la creazione di protocolli scientifici disegnati per i pazienti anziani – dichiara Silvana Leo, Presidente del Convegno e Oncologa presso il Polo oncologico Giovanni Paolo II dell’Ospedale Vito Fazzi di Lecce – il risultato dei nostri sforzi ha portato alla creazione di un gruppo di lavoro altamente competente impegnato nella realizzazione di percorsi specifici per il paziente anziano oncologico. Fino ad oggi le conoscenze relative all’efficacia e alla tollerabilità delle cure nei pazienti anziani derivano dall’estrapolazione di dati della letteratura di pazienti “fit” inseriti in studi clinici, che rappresentano al massimo il 20% della popolazione reale. La pratica clinica è fatta invece di molte tipologie di pazienti anziani oncologici che dobbiamo trattare al meglio».

Un modello organizzativo innovativo, introdotto nel Polo oncologico dell’Ospedale Vito Fazzi di Lecce e portato avanti grazie al supporto dei volontari dell’Associazione ‘La chiave d’argento’, è rappresentato dallo screening veloce (solo 10 minuti) chiamato Geriatric-8 (G8). Nel solo anno 2016 sono stati valutati con il G8 oltre 2.500 pazienti oncologici anziani. G8 consente di esaminare rapidamente il paziente oncologico over 70 che arriva alla struttura, sottoponendolo a un test di 8 domande (età, apporto alimentare, riduzione del peso, assunzione di più di tre farmaci, stato di salute generale, presenza di caregiver, stato sociale, etc). Se il punteggio finale è superiore a 14 il paziente viene sottoposto al trattamento standard per i pazienti oncologici ‘fit’ in buone condizioni, in caso di punteggio inferiore a 14 l’anziano viene sottoposto a valutazione multidimensionale di secondo livello. Lo scopo è non fermarsi alla sola valutazione basata sull’età ma valutare il paziente a livello biologico considerando tutti gli aspetti che condizionano il suo stato di salute e le scelte terapeutiche che, nel caso del paziente oncologico anziano, devono essere orientate a conseguire una buona qualità di vita e la migliore tollerabilità possibile.

«Uno dei problemi più importanti del paziente oncologico anziano è quello della tossicità – continua Silvana Leo è quindi fondamentale valutare l’eventuale tossicità dei trattamenti che utilizzeremo e che possono impattare sulla qualità di vita del paziente. La nanotecnologia ha dato in tal senso un grandissimo aiuto alla lotta al tumore dell’anziano. In particolare, lo sviluppo di un nano-farmaco che sfrutta la tecnologia ‘Nab’ per veicolare in modo selettivo a livello della sede tumorale un chemioterapico come il paclitaxel. Questo farmaco utilizza le nanoparticelle di albumina, una proteina umana naturalmente presente nell’organismo, per legare il chemioterapico e raggiungere la sede tumorale in modo efficace».

 

Tanti i temi che saranno affrontati durante il Convegno: l’importanza della rete oncologica per l’anziano, le mutazioni del sistema immunitario e del sistema endocrino dell’anziano in conseguenza delle terapie immunologiche e della loro tossicità. Esperti e Istituzioni si confronteranno su criticità, risorse e possibili soluzioni, presentando novità riguardanti chirurgia, radioterapia e oncologia geriatrica. A chiusura del convegno, uno spazio dedicato alle domande dei giovani delle Società scientifiche, con focus su temi come alimentazione e invecchiamento, volontariato, terapie di supporto e sull’importante capitolo del dolore nell’anziano oncologico.