Paziente oncologico anziano: un grande aiuto dalla nanotecnologia

 

Silvana Leo

Presidente G.I.O.Ger. – Gruppo Italiano di Oncologia Geriatrica

 

 

1 paziente oncologico su 3 è over 75: fondamentali gestione multidisciplinare e trattamenti ben tollerati.

Un grande aiuto dalla nanotecnologia

 

Perché oggi la gestione del paziente anziano rappresenta un tema cruciale dell’assistenza oncologica? E come può essere affrontato al meglio?

I dati epidemiologici parlano chiaro. Oggi in Italia gli over 65 sono una fascia della popolazione che si sta espandendo sempre di più, rappresentano circa il 20% ma nel 2030 le previsioni fanno pensare ad un aumento di molti punti percentuali. Inoltre, l’invecchiamento rappresenta uno dei principali fattori di rischio per l’insorgenza del cancro. Attualmente nel nostro Paese sono circa 300.000 le nuove diagnosi oncologiche ogni anno e circa un malato oncologico su tre ha più di 75 anni, quindi è un’esigenza molto importante anche perché quello che risalta di più all’interno della categoria “anziani” è la diversità: ci sono settantenni giovanili e in ottime condizioni di salute, altri senescenti e con diverse patologie associate. A questo si aggiunge il fatto inevitabile che con il progredire dell’età c’è un decadimento della riserva funzionale di organi e apparati. La risposta a queste esigenze arriverà dalle Reti oncologiche e dai PDTA che per l’anziano sono indispensabili perché questo modello organizzativo prevede finalmente anche un collegamento con il territorio attraverso un’impostazione multidisciplinare all’interno della quale all’oncologo, al medico, al geriatra, al chirurgo e al radioterapista si affiancano figure come l’assistente sociale, il medico dell’hospice, l’infermiere per l’assistenza domiciliare. Si tratta di un modello che permette di capire le esigenze di quello specifico paziente e di aiutarlo in tutto il suo percorso.

 

Il V Congresso del Gruppo Italiano di Oncologia Geriatrica che si svolge il 15 e il 16 settembre a Lecce vede riuniti specialisti da tutta Italia per confrontarsi sulla gestione del paziente oncologico anziano nella sua complessità. Quali sono gli obiettivi del Congresso e a quali risultati hanno portato i confronti delle scorse edizioni?

Il Congresso di Lecce ha come focus l’anziano, pertanto l’obiettivo prioritario è quello di divulgare l’informazione sull’oncologia geriatrica e sull’importanza di valutare il paziente anziano in maniera diversa rispetto al paziente più giovane, cercando di capire che cosa si intende per “paziente anziano” e definirlo nella sua complessità: se può essere sottoposto agli stessi trattamenti antitumorali che si utilizzano per il paziente giovane, oppure se ha bisogno di una terapia personalizzata, o ancora se ha bisogno solo di una terapia di supporto. Quindi, l’obiettivo è quello di non fermarsi a una mera valutazione basata sull’età, ma valutare il paziente a livello biologico: una valutazione geriatrica multidimensionale, che si avvale di strumenti come scale e test di valutazione in grado di raccogliere informazioni su aspetti che possono condizionare lo stato di salute di un soggetto anziano, quali disabilità, comorbilità e polifarmacoterapia, stato cognitivo, stato nutrizionale, sindromi geriatriche, stato psicologico, condizioni socio-economiche, presenza del caregiver. Questi sono tutti elementi che possono condizionare la nostra scelta terapeutica.

Nella pratica clinica è diffuso l’utilizzo di versioni abbreviate delle scale normalmente in uso, al fine di ridurre tempi della somministrazione (G8-VES 13) per caratterizzare le tipologie di paziente anziano “frail” o intermedio, che necessitano di una valutazione geriatrica multidimensionale completa. Nella discussione del Convegno sarà centrale la necessità di inserire modelli organizzativi di oncogeriatria, tanto che si parlerà di Rete oncologica dell’anziano, con riferimento a quella piemontese, che ha delineato percorsi ad hoc per i pazienti anziani. Si tratta di un percorso che personalmente sto applicando a Lecce da alcuni anni e per la cui attuazione siamo supportati dall’Associazione ‘La chiave d’argento’, che effettua la valutazione geriatrica con l’aiuto di diverse figure professionali (psicologa, biologa, nutrizionista).

Dunque, l’obiettivo fondamentale di G.I.O.Ger. è divulgare l’oncologia geriatrica, i modelli organizzativi e, naturalmente, lo scambio di esperienze e creare protocolli scientifici disegnati per i pazienti anziani. Il risultato dei nostri sforzi ha portato alla creazione di un gruppo di lavoro altamente competente impegnato nella realizzazione di percorsi specifici per il paziente anziano oncologico, anche perché fino ad oggi tutto quello che si conosce del paziente anziano deriva dall’estrapolazione di dati della letteratura di pazienti “fit” inseriti in studi che comunque rappresentano al massimo il 20% della popolazione. La pratica clinica è fatta invece di molte tipologie diverse di pazienti anziani oncologici, che dobbiamo imparare a trattare.

 

Quanto è importante la collaborazione tra specialisti di diverse discipline: oncologia, geriatria, radioterapia e medicina nucleare, nell’ottica di una presa in carico e gestione multidisciplinare del paziente oncologico anziano?

Importantissima. Facciamo un esempio banale ma molto comune. Il paziente anziano di solito ha problemi di osteoporosi. Se si tratta di una donna anziana con un tumore della mammella potrebbe dover fare una terapia a base di inibitori dell’aromatasi che provocano un peggioramento dell’osteoporosi: in questo caso oltre al chirurgo e all’oncologo sono necessari il reumatologo, il fisiatra, l’ortopedico che prendono in carico questa paziente secondo i bisogni e le necessità.

 

La ricerca ha fatto negli ultimi anni grandi passi avanti nel trattamento del cancro; quali vantaggi possono apportare le nuove tecnologie, in particolare la nanotecnologia applicata alle terapie oncologiche, nella gestione terapeutica del paziente oncologico anziano?

Uno dei problemi più importanti del paziente anziano oncologico è quello della tossicità. Quindi, è fondamentale valutare l’eventuale tossicità dei trattamenti che utilizzeremo e che possono impattare sulla qualità di vita del paziente. I progressi della ricerca hanno permesso di compiere promettenti passi in avanti mettendo a disposizione terapie più efficaci e meglio tollerate.

La nanotecnologia ha dato un grandissimo aiuto in tal senso: il farmaco agisce attraverso la tecnologia ‘Nab’ che consiste nell’impiego dell’albumina, una proteina umana naturalmente presente nell’organismo di dimensioni quasi nanometriche, nella quale vengono “racchiusi” farmaci chemioterapici che vengono così trasportati direttamente nella sede del tumore.

 

Quali sono le iniziative messe in campo da G.I.O.Ger., anche in collaborazione con altre Associazioni, per migliorare l’assistenza del paziente oncologico anziano?

G.I.O.Ger. sta cercando di relazionarsi e di collaborare con diverse Associazioni, in particolare in questi ultimi anni con AIOTE e AIOM, tant’è che quest’anno stiamo mandando un messaggio unico a livello nazionale: nell’ambito del Congresso nazionale di Oncologia Medica, la mattina del 29 ottobre, ci sarà una sessione interamente dedicata ai pazienti anziani. G.I.O.Ger. ha instaurato collaborazioni con la SIOG (Società Internazionale di Oncologia Geriatrica) e con l’Università Cattolica di Roma supportando con valide professionalità un Corso avanzato di Oncogeriatria che si tiene annualmente a Treviso, al quale parteciperanno oncologi e geriatri. Inoltre, ogni anno a Lecce si svolge il Congresso di oncologica geriatrica Salentina e ogni due anni il Congresso Nazionale. Infine, un altro tema che stiamo promuovendo è quello degli studi clinici per gli anziani.