Polemiche sul Businco, il Gruppo abbracciamo un sogno si dissocia

Il Gruppo Abbracciano un Sogno costituito da pazienti oncologici, molti dei quali seguiti nel loro percorso terapeutico nel day hospital del Quinto piano dell'ospedale Businco, non si riconosce e non si sente rappresentato, nei contenuti e nei modi, nella "battaglia" chiaramente politica, che da più di un mese sta occupando le pagine dei media locali, le pagine fb e delle tv locali.  "I problemi della sanità"  si affrontano nelle sedi preposte, senza strumentalizzazione, senza alimentare paure, senza creare "mostri" , che non ci si prende la briga di conoscere, in chi di suo vive la paura e la destabilizzazione di una prima diagnosi e che sarà affidato a spazi sconosciuti che, ad urla, sono definiti insicuri e privi di umanità" spiegano i pazienti in una nota. 

 

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Dopo aver sentito l’intervista alla signora Caligaris, effettuata nel cortile del Businco e trasmessa al tg di Videolina delle 14 dell’8 agosto, mi sono sorte alcune perplessità.

Prima di tutto una riguarda il modo di fare informazione, che mi permetto di dire agli operatori di Videolina, non è informazione ma solo riportare stralci di affermazioni che creano “sensazionalismo” e agitazione diffusa in chi quella realtà la vive davvero.

Mi sembrerebbe corretto che prima di mandare in onda certe interviste si sentisse quanto meno l’opinione di chi nel reparto citato (il famigerato 5° piano) ci lavora, o meglio ancora è curato.

Come dire, per fare corretta informazione bisognerebbe sentire tutte le parti implicate e il compito del giornalista, del vero giornalista, sarebbe quello di filtrare e lasciare da parte commenti e opinioni personali non lusinghieri per evidenziare la realtà.

Riguardo questa realtà io posso dare la mia versione. Sono una paziente oncologica in cura al 5° piano del Businco da 10 anni. Quindi una paziente metastatica. Mi permetto di sottolineare alla sig.ra Caligaris, che il numeretto erogato dall’eliminacode (strumento assistito con grande amorevolezza e umanità dalle volontarie di Uniti per la Vita) è uno strumento in vigore non solo nei presidi ospedalieri di eccellenza in tutta Europa, in Italia e nel mondo, ma in tutte le realtà della vita quotidiana che richiedono un’organizzazione. Che siano le Poste, gli uffici pubblici o il salumiere.

Non solo non trovo squalificante la cosa in sé, ma anzi la trovo uno strumento organizzativo eccellente. Vorrei capire cosa proporrebbe in alternativa la sig.ra Caligaris, concretamente, quando si tratta di fronteggiare una realtà fatta di un numero di pazienti enorme che ogni giorno si recano al “famigerato” 5° piano per ricevere le cure.

Io non mi sento né umiliata, né offesa se devo prendere un numeretto per effettuare la terapia, così come non credo che sia fondamentale creare barriere tra pazienti in cura da anni e chi affronta il “problema” per la prima volta.

Certo mi rendo conto che a volte può non essere gradevole per chi sta vivendo l’esperienza per la prima volta sapere che, a volte, sottolineo, a volte, il problema si ripresenta.

Ma è una realtà della vita con cui bisogna fare i conti. E la vita, sig.ra Caligaris, non è sempre rose e fiori, anzi spesso è fatta di problemi da scavalcare. Se vogliamo creare compartimenti stagno pensiamoci bene. Le pazienti metastatiche potrebbero anche ritenersi ghettizzate. Io almeno si, parlo per me ma anche a nome di tante amiche di avventura che stanno affrontando quello che affronto io.

Ciò non toglie che i problemi ci siano e vadano affrontati, ma quelli concreti. Non mi sembra che prendere un numeretto con l’eliminacode abbia l’aria, anche lontanamente, di essere un problema concreto.

Mi dispiace dire che ho percepito dell’astio nelle parole della signora. Il fatto è che stare a sottolineare continuamente problemi spesso non agevola la loro soluzione, ma anzi si crea un allarmismo in chi si sottopone a interventi e terapie pesanti, e ai loro familiari, che di certo non fa bene e si potrebbe evitare.

Ma queste sono mie opinioni personali.

Io posso dire che la mia esperienza al 5° piano del Businco è quella di aver a che fare da 10 anni con persone di estrema professionalità, anzi di eccellente professionalità. Che si sforzano anche in situazioni di crisi portando avanti il loro lavoro con grande empatia. Non mi sono mai sentita umiliata o delusa da nessuno di loro.

Potrei fare i nomi di tutti, dagli oncologi/e che mi hanno seguito, alle infermiere che mi hanno sempre assistito con molto di più della pur richiesta professionalità. L’umanità, l’empatia e la simpatia, che sono una plusvalenza preziosa. Personalmente non posso che provare un’infinita gratitudine nei confronti di tutti loro. E personalmente credo di essere seguita e curata bene. Non ho particolari disagi e lo voglio dichiarare apertamente! E d’altronde giova ricordare che i pazienti si chiamano pazienti per un motivo. Ci vuole tanta pazienza per affrontare la malattia e le cure. Fa parte del pacchetto.

Non credo neanche che i rapporti umani si rinsaldino di fronte ad un bar fisico piuttosto che ad una macchinetta.

Anche qui di cosa si parla? Ma vi pare un Problema?

Certo, tutti preferiscono un cornetto fresco e un cappuccino fatto all’istante da un essere umano, piuttosto che da una macchina, ma ripeto, non mi sembra neanche il caso di parlarne o di farlo diventare un problema. Le persone, se vogliono, possono socializzare e creare un legame umano di fronte a un bar fisico o ad una macchinetta. Il contesto lo creano le persone, lo crea il pensare bene, agire bene, aspettarsi il meglio nella propria situazione. Le lamentele, soprattutto vuote di contenuto, non aiutano.

Parliamo di problemi veri (con lo spirito di aiutare veramente pazienti e operatori del settore, non per vivere i personali 5’ di gloria)

Cristina Mocci

 

 

Mi preme sottolineare il mio totale dissenso da ciò che ho letto sul quinto piano. Io non mi sento dal salumiere se prendo un numero per fare una terapia, una visita o un prelievo. Il Businco è un centro di eccellenza regionale e come tale è “ frequentato” da tante persone speranzose di guarire. La gentilezza, la professionalità che io ho sempre potuto constatare credo non esista in altri ospedali.

Paola Masia

 

Ho visto anche io il servizio in tv e sono rimasta delusa dalle parole della persona intervistata, delusa perché in tutti questi anni al Businco non mi sono mai sentita "abbandonata" anzi, e nelle attese al 5° piano dopo aver preso il mio numerino  non mi sono mai sentita dal salumiere come dice la signora.

É sempre stata per me un attesa di speranza consapevole che non ero la sola ad aspettare il proprio turno di cura.

Sarò sempre grata e orgogliosa del Businco per quello che ha fatto a me e per quello che continuerà a fare.

Vitalia Zedda

 

 

Personalmente mi sono sempre trovata bene in questi 3 anni, sia al 5 piano che negli altri reparti. Sempre accolta con cortesia e affetto da infermieri, medici e fisioterapisti.

Michela Lai

 

 

Il Businco è il mio luogo delle cure, il posto dove ho trovato le persone che mi hanno salvato. L’anno scorso, a 37 anni, dopo una notte all’Obi del San Michele, sono arrivata al Businco, per tutti gli accertamenti del caso. Era il 22 giugno. Il 26, dello stesso mese, ho fatto la biopsia tac guidata, il 27 mammografia e ago aspirato. La mia situazione peggiora e viene trovato un letto al quarto piano, subito. Il 10 luglio è arrivato il referto della biopsia, in due settimane, e il 15 luglio ho iniziato la chemioterapia, dopo 3 settimane dalla diagnosi. Quando sono stata dimessa l’11 agosto, avevo anche già fatto le mie sei sedute di radioterapia. Credo   ci siano diverse cose da migliorare, per rendere più confortevole la permanenza di qualche ora o di qualche giorno, basta stare dieci minuti al quinto piano e osservare come procedono le cose: i pazienti sono tanti e il personale, pur oberato di lavoro, non è mai frettoloso e dedicano il tempo necessario ad ogni paziente e in accettazione risolvono ogni richiesta in tempo zero, e ce ne sono tante.

Stefania Parodo

 

 

Cerco di seguire ciò che accade ma faccio fatica a capire certe dinamiche e ho impressione che ci siano strumentalizzazioni in prossimità delle prossime tornate elettorali. Da paziente non posso negare che abbia rilevato  carenze nel Businco, che naturalmente esulano dalla professionalità e dalla umanità del personale, medico e infermieristico. 

Luciana Spina

 

 

Posso gridare a gran voce che al 5 piano ho trovato professionalità sia dei medici, sia da parte degli infermieri. Ho trovato umanità, conforto sempre un sorriso , sempre una parola gentile. Ho trovato il sostegno per sentire che non ero sola ma costantemente accompagnata nel mio percorso di cura. La presenza dei volontari che si alternano rendono inoltre il reparto vivibile con ore di “ leggerezza” che distolgono la mente dalla pesantezza delle cure. Il mio parere è assolutamente a 5 stelle.

Monica Badas

 

 

Frequento l’ospedale Oncologico Businco da sei anni, sono una paziente oncologica, credo sia doveroso sottolineare l’impegno e la serietà di quanti eseguono il loro dovere, con devozione e altruismo.  E’ importante focalizzare l’attenzione su persone che quotidianamente svolgono il loro lavoro, si deve partire da questo, mettere in risalto l’operato essenziale e utile, valorizzando i risultati positivi di una “grande macchina” costituito da professionisti, con le loro capacità e con le loro competenze, dove incentrano tutto esclusivamente sul paziente. Professionisti capaci e preparati. Sulla mia pelle posso assolutamente affermare di trovare ogni settimana rispetto assoluto per i pazienti e rispetto per chi attraversa il momento di cura. Ho letto nei vari articoli,  parole critiche verso il Businco, in particolare il d.h. del quinto piano, di come funzioni il “richiamo” alla seduta di chemioterapia, cito le stesse parole dell’articolo “un numeretto come se fossimo dal salumiere”, voglio dire grazie a chi mi chiama per nome dopo essermi registrata con quel numero all’accettazione (definirei questo metodo semplicemente “organizzazione funzionale”), perché all’oncologico non sei un numero ma sei una persona con un’identità, perché ci si prende cura non del paziente ma della persona, io questa la definisco buona sanità che dobbiamo valorizzare. 

Claudia Puddu

 

 

 

Solo poche parole per esprimere la mia indignazione sul discredito che certe persone stanno "scaricando", infangandolo, sul nostro ospedale oncologico e sul 5* piano in particolare, che frequento ormai dal 2012. In questa struttura (qualcuno forse l'ha dimenticato) abbiamo sempre trovato  disponibilità,  professionalità  e tanta umanità in medici ed infermieri che, in alcuni giorni, fanno veramente fatica ad arginare la marea di pazienti che da tutta l'isola chiede aiuto.

Eppure, il sorriso che sempre appare sul volto di tutti gli operatori sanitari può forse nascondere la stanchezza, ma svela una dedizione che va al di là del proprio Io perché sanno di avere di fronte pazienti bisognevoli di attenzioni e di cure.

Rosalia D'Ambrosio

 

 

Sei  anni fa ho avuto l 'avventura di scoprire una recidiva prepotente. Ero appena rientrata in Italia dopo circa 30 anni...non ero mai stata ammalata nel mio paese e in più era Giugno-luglio, terrore  "che ne sarà di me" ammalata in pieno tempo di ferie? tra le indagini e la diagnosi passa qualche settimana e il primo agosto del 2012 faccio la prima infusione. Scopro un dh dove sicuramente non mi sono mai sentita un numero, venivo accolta sempre con un sorriso, la frequentazione ha sviluppato rapporti umani.  ho potuto constatare la professionalità dei vari operatori. il medico che tutt'ora mi segue con successo, mi fornisce la sua mail per la risoluzione di eventuali dubbi. adesso siamo passati a Whatsapp e  le risposte arrivano senza farsi attendere. Mi piacerebbe capire cosa si nasconde dietro a questa " guerra senza quartiere"

Miranda Murgia

 

 

 

Come al solito non sanno di cosa stanno parlando... La disinformazione e la superficialità regna sovrana.

Maria Salis

 

 

Provo tanta tristezza e non trovo giusto che si strumentalizzino i pazienti

Marina Aresu

 

 

Tutta la mia solidarietà ai medici e infermieri del 5 piano del Businco che frequento da tempo e credo che  l'eliminacode  sia indispensabile per rispettare l’ordine di arrivo di pazienti  anche da molto lontano.

Luciana Collu

 

Il sospetto c'è che dietro questo polverone mediatico, ci sia l'instillazione da parte di chi non rappresenta certo il paziente oncologico tipo, ossia colui che la realtà del Businco  la vive suo malgrado frequentemente. Infatti le sparate e certe stupidaggini sentite recentemente me ne hanno dato la conferma.

Antonia Collu

 

 

Siamo stanche. Ed esasperate. E stufe. E non abbiamo bisogno di nessun tipo di portavoce o rappresentanti. Tutto al mondo è perfettibile ma prestarsi per buttare fango sopra al luogo nel quale siamo state e siamo in cura, è una cosa davvero ignobile. L'ospedale oncologico Businco di Cagliari ha di sicuro molte cose che non vanno ma ne ha di sicuro molte altre che vanno benissimo. In primis l'eliminacode del dh del quinto piano che permette le visite in ordine di arrivo. Poi se qualcuno sta male ovviamente ha la precedenza. Ma di sano sano in attesa li non c'è mai nessuno. Come ci vorrebbero chiamare a visita? Per nome alla faccia della privacy? O per estrazione? Certo sarebbe meglio avere più infermieri, più medici, più oss perché le attese sarebbero meno lunghe ma certo non otterremo le assunzioni spalando fango su un reparto che dignitosamente eroga assistenza a tutti senza tralasciare l'aspetto umano. Non voglio nemmeno pensare a cosa possa esserci dietro questo spalare fango tutti i giorni ergendosi a rappresentanti o portavoce dei generici pazienti. Io sono paziente. Molte siamo pazienti. Perché  non venite ad intervistare anche chi non concorda con questa campagna contro e non a favore di un luogo di cura? Perché intervistare solo chi spala sul luogo nel quale tutte noi riceviamo assistenza di qualità? Dove gli infermieri, i medici, gli oss, i volontari ogni giorno ci danno risposte malgrado strutture e mezzi talvolta zoppicanti. Tutti vogliamo si migliori ma non con questi attacchi quotidiani, con un gioco al massacro che davvero lascia l'amaro in bocca. Sarebbe ora di finirla. Molte pazienti non concordano con quanto dite. E non sarebbe male ve ne accorgeste.  Non state parlando e combattendo per noi. Non in nostro nome.

Francesca Contu