Riscoprire il benessere dopo il cancro

Riprendere possesso della vita, trovando anche momenti per potersi "coccolare", per riappropriarsi del benessere e sentirsi vive. Per un venerdì al mese il centro benessere del T Hotel di Cagliari apre le porte alle pazienti del gruppo Abbracciamo un sogno, un'ora di relax riservata solo ed esclusivamente a loro. "Il nostro hotel è molto sensibile al tema", spiega la responsabile del centro benessere Lucia Casu, "è giusto che le pazienti possano godersi il caldo abbraccio dei trattamenti della Spa, trovando un momento e uno spazio completamente dedicato a loro". Tra il calore, i profumi inebrianti, il dolce massaggio dell'acqua nel percorso benessere fino al momento della tisana rilassante, il gruppo di pazienti può ripetere questo rituale in intimità, condividendo con le altre donne un momento in cui riescono finalmente a fermarsi e prendersi cura di loro stesse. Lontano dal mondo, lontano dai pensieri, lontano dalla malattia, in un "paradiso" tutto per loro. 

"La malattia è un evento che coinvolge e che stravolge, arriva improvvisamente in modo inaspettato. Da quel momento tutto cambia, nulla è come prima e si diventa consapevoli che nulla sarà come prima. E' il corpo che per primo avverte che qualcosa non va e costantemente diventa portavoce di questo stato. Il sintomo, la terapia, tutto passa per il corpo e quello che percepiamo in una parola è dolore", spiega Chantal Lussu, psiconcologa del gruppo dell'Oncologico. "Mi è rimasta in mente una frase: “Ci rendiamo conto di avere il piede quando abbiamo un sasso nella scarpa” credo sia profondamente vero, prestiamo attenzione al corpo (o ad una parte di esso) quando ci fa male, il più delle volte, se non si “fa sentire” è come se non esistesse ma esiste. Può anche succedere che la parte “ferita” renda invisibile ( o insensibile) il resto del corpo, è come se si fosse in grado solo di percepire il dolore, dimenticandosi che il corpo può essere via per il piacere. In altre parole se la parte ferita ci fa soffrire, tutto corpo diventa sofferente. Ma cosa potrebbe accadere se capovolgessimo questo principio e prestassimo attenzione alla parte del corpo che ci fa stare bene? L'idea è avvicinare la dimensione fisica attraverso la piacevolezza del “sentire” il corpo (anche con gli occhi) per poter lenire la parte ferita, restituendo al corpo l'identità di stare anche bene, nonostante la malattia, o dopo un percorso terapeutico. Inoltre il corpo è via preferenziale e concreta con la quale si sperimenta lo stato emotivo; è molto semplice rilassare i muscoli, mentre è difficile trovare uno stato di calma, per scoprire poi che quando i muscoli si rilassano le tensioni si allentano. Ritagliare uno spazio in cui Sentire la parte in equilibrio, la parte sana, per mettere in ombra il sintomo. Senza negare la malattia ma non identificando il corpo con essa e restituendogli la possibilità di farci stare bene".