Rita e quella verità che l'ha resa libera

La verità rende liberi. Anche se vuol dire guardare in faccia il tumore. Ha cercato di rimandarlo finché ha potuto quel faccia a faccia col cancro Rita. Finché il macigno che portava dentro il cuore non è risalito su e ha sciolto quel nodo in gola che per tanto tempo l'ha fatta tacere. Tacere al marito, alle sorelle, alle cognate, ma prima di tutto a se stessa. Difficile per chi conosce Rita Meleddu, classe '60, di Nurallao, pensare che non trovasse le parole. Difficile prima di tutto per Rita che ci ha messo quattro anni prima di decidere di fermare lo sguardo sulla sua immagine allo specchio senza voltarsi dall'altra parte. Di guardare una volta per tutte in faccia quel tumore che, nel limbo del silenzio, aveva fatto in tempo a crescere e svilupparsi. "Sapevo di avere il cancro, era evidente da tempo, il tumore al seno era visibile". All'inizio era molto piccolo poi si è scatenato, forse anche a causa della menopausa. Solo dopo quattro anni, nel marzo 2009, è entrata all'Oncologico per farsi curare. "Molti non ci credono, ma mio marito per tanto tempo non ne sapeva nulla. Non dicevo niente, anzi andavo ad assistere mio padre che si stava curando per la stessa cosa. Forse erano tutte scuse per non dirlo, per non rivelare a me stessa quello che sapevo già, perché era evidente. Mi lavavo e mi rivestivo immediatamente. Ero la prima a non voler vedere. Giravo la faccia dall'altra parte. Non so cosa aspettassi, non so cosa mi passasse per la testa. Non posso dire di averlo fatto per paura, perché la paura adesso mi fa correre. Volevo nascondere la malattia: mettevo il reggiseno e non vedevo più il tumore".

 
Ma poi è arrivato il giorno in cui il fiume di emozioni è uscito in un turbine di parole e sofferenza. Quel giorno in cui Rita, finalmente, è riuscita a dire a tutti di avere un tumore e dopo tanto tempo si è sentita libera. Leggera, perché era riuscita a rivelare il suo segreto. "Elio, mio marito sospettava e capiva che c'era qualcosa che non andava e io ho sempre negato. Ma alla fine stavo sempre peggio: avevo dolori, la zona era completamente infiammata, il seno si è colorato. Così ne ho parlato alle mie sorelle e a mia cognata e ho detto a Elio di chiamare il medico perché avevo un tumore.  Mi ero già preparata la roba per andare in ospedale e avevo pulito tutta la casa come se dovessi andare via per un po'". Per tanto tempo ha guardato dall'altra parte mettendo in primo piano i problemi degli altri. "Era un modo per spostare in avanti la cosa e non affrontarla. Ero come bloccata da questa paura che mi chiudeva la gola e non mi faceva parlare. Strano a dirsi per me. Ma dopo questa grande rivelazione sono rinata, vivere per tanti anni in questa chiusura è stato terribile". All'inizio la notizia ha mandato la famiglia nella disperazione più totale. "Io, i miei fratelli e le mie sorelle avevamo già vissuto il calvario di mia mamma. Eravamo solo dei bambini. Mia mamma ci ha lasciato a 39 anni per un tumore alla mammella. Mi porto ancora nel cuore il ricordo di tanta tristezza. Mio padre era sempre molto allegro, un tipo ironico, ha mandato avanti la famiglia nonostante tutto. Con sei figli non è stato facile, e faceva tutto per noi, ma si sentiva la mancanza della mamma".
Poi la tristezza è svanita e ha lasciato spazio alla positività. Rita non ha perso la voglia di vivere.  "Non ho mai pensato che sarei morta subito. L'hanno pensato in tanti, anche alcuni medici, ma io no. Sapevo che non era il momento. Adesso ho qualche dubbio, ma vado avanti. Forse tutta questa sofferenza, non dico sia stata ingiusta, ma mi è stato dato il modo di riscattarla. Penso che per me ci sia ancora futuro. Non so quanto sarà, ma quello non lo sa nessuno. Quando la qualità di vita è ancora accettabile bisogna vivere appieno. Io a casa faccio ancora tutto da sola, sono molto orgogliosa e certe cose le voglio seguire io. So già che me lo dovrò mettere sotto i tacchi questo orgoglio, ma per il momento è così". 
 
Sette anni di cure sono pesanti, Rita è sempre sotto chemio.  Ma a casa sua, con i suoi figli, due gemelli di 30 anni, Luca e Thomas, non si respira aria di malattia. E neanche con Elio, suo marito, il suo alter ego: "Mi ha sempre sostenuta senza mai farmi pesare il fatto di averlo tenuto all'oscuro per tanto tempo. Se lo sarà chiesto tante volte perché non ho rivelato niente, compromettendo la mia vita, ma anche la sua e quella dei nostri figli. Ma mai da lui è arrivata una parola di rabbia o delusione, sempre tanto affetto, complicità e condivisione". La stessa condivisione che ha trovato nel gruppo Abbracciamo un sogno: "Due anni fa ho partecipato alla festa dell'Oncologia e mi sono iscritta al gruppo Facebook di Abbracciamo un sogno. Da allora c'è stata la svolta. Partecipazione e condivisione sembrano slogan banali, ma sono fondamentali: leggere negli occhi di un'altra persona la tua stessa esperienza, la tua gioia, i tuoi timori, la stessa paura, tutte queste cose che non puoi, per forza di cose, riconoscere in altre persone che, pur standoti accanto, pur volendo il tuo bene, non possono capire quello che stai attraversando. Quando sono col gruppo non mi sento malata. Viviamo la malattia con serenità e dinamismo, senza stare a commiserarci e piangerci addosso, condividiamo molti momenti di gioia, quando stiamo insieme l'ultimo pensiero è la malattia.  E sono nate tante amicizie: con Pupa, Miranda, Antonia, Vitalia, Luciana, Olinda, Francesca, Paola, le potrei elencare tutte, con loro non mi sento mai sola". 
 
Fino in fondo spera. "Non dirò mai non guarisco, ce la metto tutta ogni giorno". Ma ora l'obiettivo è la serenità e il bene dei suoi figli. "Non mi interessa avere tanto.  La malattia pulisce, elimina, libera dal superfluo fa capire davvero cos'è quello che conta. E io voglio l'essenziale". L'essenziale che è invisibile agli occhi e che non si vede bene che col cuore. Col cuore grande di Rita. 
 
Francesca Cardia