Fattore K. Cancro. "Sembrava la fine del mondo ma sono qua"

"Sembrava la fine del mondo ma sono qua"

"E già... sembrava la fine del mondo ma sono qua". Una canzone, poche parole, quelle del suo mito Vasco Rossi, per raccontare la sua avventura di giovane ragazza faccia a faccia con quel male oscuro. Viso pulito, occhi da cerbiatta, Silvia Vistosu sorride, quando parla della malattia e ripercorre la sua storia. Non un segnale, nessun sintomo chiaro. Silenzioso e nascosto è arrivato il linfoma di Hodgkin: colpisce le ghiandole linfatiche, le cellule contenute nei tessuti (presenti in tutto il corpo) che hanno la funzione di difendere l'organismo dagli agenti esterni e dalle malattie.

Una visita estemporanea durante uno screening gratuito e i linfonodi ingrossati, campanello d'allarme che ha fatto immediatamente scattare una serie infinita di visite e controlli, agoaspirato midollare e biopsia ossea. La diagnosi è arrivata chiara come un macigno: linfoma di Hodgkin al primo stadio. Asintomatico. La paura di far soffrire gli altri, il fidanzato, i genitori, il timore di ritirare fuori quella parola maledetta che aveva già incrociato la vita di sua mamma, reduce da un tumore al seno, e del suocero colpito da un tumore alle vie orali.

“Mi sono informata dal medico di famiglia, ho chiesto consiglio all'oncologa per capire cosa mi stesse succedendo, i dettagli sulla malattia, cosa avrebbe comportato, le percentuali di guarigione”, spiega Silvia.  “Sono emotiva ma molto razionale, mi sono resa conto nell'immediato che quando arriva una diagnosi del genere, volenti o nolenti, bisogna affidarsi ai medici, sapevo che non sarei stata più padrona del mio futuro. Mi sono fatta forza per me e per i miei cari. In modo particolare per il mio fidanzato, che già aveva la situazione del padre da sobbarcarsi”. L'estate del 2010 l'ha vista dalle finestre del quinto piano del Businco quando ha iniziato il suo percorso insieme al suocero con le sedute di chemio e radioterapia.

Alla fede ha preferito i legami viscerali, la famiglia, le amiche. E la musica, quella di Vasco, che a settembre 2010 avrebbe tenuto il concerto a Cagliari. Nel cassetto i biglietti per il live di Blasco, nel braccio un pick per le terapie senza essere bucata di continuo, che però non le avrebbe permesso di assistere al concerto. Con tanto tempo libero per "smanettare" sui social network e un'intraprendenza da manuale, Silvia ha cercato ed è riuscita a contattare lo staff del cantante. Così a settembre col suo pick nel braccio è riuscita a vivere una settimana con Vasco e la sua band. Un raggio di luce un momento così buio, il sogno di una ragazzina che si è trasformato in realtà proprio nel momento in cui tutto sembrava perduto. "Vasco rende in musica le emozioni più tristi, le fa esplodere, non le fa nascondere, le canta e rende tutto più leggero. E quest'incontro ha reso più leggero il mio percorso nella malattia. E già sembrava la fine del mondo ma sono qua".

 

Francesca Cardia