Fattore K. Cancro. Silvia, una nuova dolce guerriera

Silvia, una nuova dolce guerriera

Conoscere il nemico e affrontarlo faccia a faccia. Senza paura, con una forza e una determinazione mai conosciute prima. C'è chi maledice la malattia e chi la ringrazia. Silvia Deligia, 38 anni, agente di viaggio e commercialista, ha detto grazie al cancro. Perché se da una parte le ha sbattuto in faccia i suoi limiti, dall'altra le ha tirato fuori una parte di sé ancora mai rivelata. “La malattia mi ha regalato tanto, mi ha fatto scoprire dei lati di me stessa che non conoscevo: la forza, la determinazione, ma anche l'egoismo e l'altruismo”. L'altra Silvia, quella dopo il cancro al seno, ha conosciuto la sua vera forza, la determinazione di chi dopo il momento di sconforto iniziale ha deciso di combattere, di lottare, con un'insolita alleata: la chemioterapia. Inizialmente le è passato di tutto per la testa, pervasa dallo sconforto, dalla confusione. Perché ora? Perché a lei? Cosa avrebbe dovuto affrontare?  “Ma a un certo punto ho messo da parte la paura e iniziato a considerare la terapia come un'alleata: riposare quando non riesci più a fare altro e nel momento in cui ero nel pieno delle forze continuare ad assaporare il bello della quotidianità, perché la vita oltre le corsie dell'ospedale continua. Devo tanto al cancro e alle persone che ho potuto conoscere grazie alla malattia”.

Per poter affrontare e combattere il male doveva capire con chi aveva a che fare. Così si è fatta spiegare dai medici il “calvario” che avrebbe dovuto affrontare, le è stato subito presentato il peggio: chemio, mastectomia, aspetti fisici e psicologici. Poi un incontro ha segnato il suo percorso. Una persona legata a doppio nodo alla sua famiglia, al suo passato nel paese dei genitori, Gadoni. Qualcuno la chiama fatalità, caso, altri destino. “Amicizie, incontri, niente capita per caso.  Il caso ha voluto che subito dopo la notizia della mia malattia mia mamma avesse incontrato Simona Melis, che aveva affrontato tutto questo due anni prima. L'ha rivista dopo anni, mia madre le ha raccontato tutto e lei mi ha subito voluto contattare. Simona mi ha aperto gli occhi. Mi ha fatto capire che non sarebbe stato un percorso semplice, ma nello stesso tempo avevo il suo esempio e questo mi ha dato molta forza”. Vedere Simona, più giovane di lei, con due bambine, che è riuscita ad affrontare e superare tutto questo con una positività incredibile, l'ha aiutato tantissimo e grazie e lei anche Silvia  è entrata a far parte del gruppo “Abbracciamo un sogno”. “Ci sono momenti in cui senti di voler stare sola. Vuoi riflettere, capire. La famiglia, il ragazzo ti stanno accanto, ma pensi di riuscire a sapere solo tu quello che stai vivendo. Ci sono poi altri momenti in cui hai bisogno di persone che sappiano cosa stai passando e che stiano vivendo, anche in modo differente, lo stesso percorso, come le donne del gruppo Abbracciamo un sogno”.  Confrontarsi e condividere non solo la malattia ma anche la quotidianità e riuscire a ridere del cancro, prendendosi in giro a vicenda. “Il gruppo è stata una grande famiglia, grazie a loro, ai loro consigli ed esperienze ho potuto affrontare tutto con più ottimismo. Ci sono anche momenti di sconforto soprattutto quando ti affezioni alle persone e magari scopri che non ce l'hanno fatta. Si va avanti ma nell'aria aleggia sempre quel quel tarlo: “aiuto chi sarà il prossimo?”. Ma io, ora come ora, nonostante il dolore vissuto per la perdita di alcune di noi, tornando indietro, mi ributterei nel gruppo senza pensarci due volte. Perché anche quelli più tristi e neri sono stati i momenti che ci hanno unito ancora di più. E perché hai esempi di persone che ce l'hanno fatta anche con dignità”. A lei il gruppo ha aiutato a tirare fuori una nuova forza e una nuova Silvia, dolce guerriera senza esitazioni né paura.

Francesca Cardia