Tumori, cure e disomogeneità di trattamento: parlano le associazioni

Nicoletta Cerana

Presidente ACTO onlus - Alleanza contro il tumore ovarico

 

Tumore ovarico, l’impossibilità di garantire uniformità

nel trattamento chirurgico è tra le prime cause di mortalità

 

La chirurgia rappresenta lo step centrale del trattamento del tumore ovarico, la neoplasia ginecologica a peggior prognosi nel mondo occidentale: la prognosi a 5 anni non supera complessivamente il 40% di sopravvivenza, cioè 6 donne su 10 muoiono ancora per tumore ovarico. La chirurgia è utilizzata per porre la diagnosi della malattia e per la stadiazione del tumore, oltre che per rimuoverlo il più radicalmente possibile. Vent’anni di letteratura medica insegnano che se la malattia viene asportata radicalmente il guadagno in termini di sopravvivenza per la paziente arriva a 40 mesi rispetto a pazienti in cui l’intervento chirurgico non ha asportato completamente la malattia.

Proprio il trattamento chirurgico di questo tumore è uno dei principali ostacoli al raggiungimento dell’uniformità nell’assistenza alle pazienti a causa di:

1. Mancata selezione e accreditamento delle strutture di riferimento per il trattamento chirurgico della neoplasia, con documentata esperienza e numero minimo di interventi per anno (diversamente da quanto sta avvenendo per il tumore alla mammella a seguito della costituzione delle breast unit).

2. Arretratezza nell’applicazione di parametri sull’appropriatezza di un intervento chirurgico dal punto di vista oncologico, ossia della sua esecuzione secondo criteri che assicurino il miglior standard qualitativo per il raggiungimento della radicalità.

3. Assenza di procedure di accreditamento del singolo chirurgo ginecologo oncologo operante nelle strutture di riferimento e con documentata esperienza e numero minimo di interventi per anno relativi alla patologia.

L’attuale impossibilità di garantire uniformità di competenze a livello di trattamento chirurgico è tra le prime cause di mortalità per tumore ovarico.

 

 

Cecilia Cappelletti

Consigliere Associazione Italiana GIST onlus

 

Tumori rari, molteplicità dei sistemi sanitari

sul territorio alla base della disomogeneità nel trattamento

 

La nostra Associazione ha nel tempo riscontrato gravissime difformità tra le Regioni nell’assistenza e cura delle patologie oncologiche in particolare nei tumori RARI come il GIST. Tali difformità, che sono in palese violazione dei principi costituzionali dell’uguaglianza di tutti i cittadini (art. 3) e del diritto alla salute (art. 32), incrementano il preoccupante fenomeno della migrazione sanitaria.

Ad aumentare il divario nell’assistenza tra le diverse aree del Paese ha contribuito la riforma dell’autonomia regionale in materia sanitaria. Nella realtà ci troviamo dinanzi a molteplici sistemi sanitari e ciò che danneggia di più i pazienti è la mancanza di equità ed eguaglianza nel trattamento; esattamente l’opposto di quanto dettato nella carta del SSN.

Dal nostro punto di vista dobbiamo continuare a:

• sensibilizzare le autorità sanitarie e istituzionali a non sottovalutare i disagi che vecchie e nuove procedure legislative potrebbero causare ai pazienti oncologici che necessitano spesso di cure salvavita, creando forti disparità tra le Regioni nei livelli di assistenza;

• porre maggiore attenzione alle patologie oncologiche rare e che sia sempre salvaguardato il principio di uguaglianza di tutti i cittadini e dell’uniformità dell’assistenza su tutto il territorio nazionale.

 

 

Isabella Francisetti

Presidente AMOC Onlus - Associazione Malati Oncologici Colon-retto

 

Farmaci innovativi, filiera sanitaria lunga e complessa.

Maggiori criticità dalle approvazioni sul territorio

 

Grazie all’innovazione nella ricerca su nuove cure farmacologiche possiamo sicuramente affermare che il cancro è divenuto un male “curabile” o comunque con un alto tasso di sopravvivenza, con evidente miglioramento della qualità di vita dei pazienti e delle loro famiglie, purtroppo la filiera sanitaria che rende disponibili i farmaci innovativi è sicuramente lunga e complessa con conseguenze facilmente intuibili nell’espletamento delle cure e dell’accessibilità finale ai malati.

Le varie attività di verifica per il monitoraggio sull’efficacia e la distribuzione di detti farmaci si fondano su una serie di passaggi, che se da un lato rappresentano una garanzia della loro efficacia, dall’altro presentano lungaggini burocratiche che vanno ad ostacolare una fruibilità a breve termine per il paziente:

• l’EMA in Europa (che valuta l’efficacia del farmaco rispetto alle molecole già in uso);

• l’AIFA, altro organo di controllo di vigilanza che si occupa della valutazione economia rapportando il costo del farmaco con il beneficio tenendo conto delle possibilità economiche dei singoli Paesi;

• l’ultimo step riguarda le approvazioni regionali e locali, e sicuramente questo è il passaggio che presenta più criticità, in quanto l’inserimento e la distribuzione dei farmaci innovativi nei prontuari terapeutici ospedalieri, varia da Regione a Regione ed a nulla è valsa la recente disposizione di legge che indica come termine massimo 3 mesi per l’espletamento di tale procedura. Ad esclusione di poche Regioni Italiane, attualmente il passaggio di un farmaco dall’EMA all’inserimento nei prontuari farmaceutici regionali prevede un periodo di circa 2 anni.

Le diverse politiche e le disponibilità finanziarie Regionali rendono questo processo l’ostacolo maggiore che si frappone tra la fruibilità del farmaco e la sua equa distribuzione, l’interferenza di commissioni regionali e comitati scientifici locali sull’efficacia del farmaco e sulla comparazione con i farmaci già esistenti, dovrebbe a nostro avviso rimanere di esclusiva competenza di Organi Istituzionale nazionali.

Nell’era dell’informazione telematica il paziente è più attento, si informa, viene a conoscenza delle nuove terapie disponibili, ma spesso si vede costretto ad emigrare in Regioni dove le cure sono disponibili. Se per un verso le aspettative di guarigione aumentano grazie alle cure innovative sul mercato, dall’altro subentra l’ansia di non avere la fruibilità del farmaco presso il territorio di residenza e l’enorme disagio economico e psicologico di curarsi a centinaia di km dalla propria residenza.

È dovere delle Associazioni di pazienti, tutelare e battersi per le situazioni sopra descritte, accendere un faro su dette problematiche al fine di stimolare gli organi Istituzionali centrali ad uno snellimento delle metodologie di approvazione ed una equa distribuzione dei farmaci sul territorio nazionale. La cura di una patologia oncologica lotta contro il tempo e non può e non deve essere bloccata dalla lentezza burocratica.

 

 

 

 

Anna Barbera

Presidente Progetto Amazzone - Associazione ARLENIKA onlus

 

Disomogeneità territoriale dell’assistenza, cause principali

i fattori culturali e la mancata centralità del paziente.

 

La mancanza di uniformità territoriale riguardo al sistema regionale sanitario secondo me, con l’esperienza acquisita con il Progetto Amazzone e il Centro Amazzone di Palermo, dipende da molteplici fattori, ne citerò alcuni. Il primo in ordine è sicuramente quello culturale. Il paziente meridionale per esempio crede che i servizi sanitari del nord abbiano una maggiore qualità e completezza rispetto a quelli del sud. Questa convinzione porta spesso alcuni pazienti verso il sistema privatistico del nord, andando incontro a spese esagerate, pur di accedere a servizi sanitari ritenuti di eccellenza, seppure per una chirurgia di routine (50.000 euro per una chirurgia mammaria). È chiaro che qui non si discute la libertà di scelta, ma l’abitudine culturale a ritenere l’ospedale vicino casa inferiore a quello lontano da casa. A volte con motivazioni giuste e concrete. Ad alimentare tale sfiducia spesso concorrono fattori come la mancanza di “Breast Unit” in molti ospedali, la mancanza di servizi di psicologia, la differenza di approccio alle cure innovative e alla loro differenza di costo. Per esempio negli ospedali periferici non sempre c’è la radioterapia. C’è anche nel sistema sanitario nazionale una grave disparità proprio nel rapporto tra ospedale e società, quando per esempio l’ammalato ha bisogno di assistenza nel raggiungimento dell’ospedale e la famiglia ha bisogno di stargli accanto. L’assistenza al paziente oncologico dovrebbe avere come riferimento un modello unico di cui figura centrale è l’ammalato come persona e non come numero di prestazione. In fondo la trasformazione degli ospedali in Aziende ha accentuato la mancanza di uniformità in argomento, perché non è uniforme a livello nazionale il tessuto economico produttivo stesso. A volte si dice che la sanità siciliana spende più di quella lombarda, in verità non si tiene conto che gli ospedali del nord possono contare in una economia aggiuntiva alimentata da altre forme di ricchezza che per esempio la Sicilia non ha. Vantaggio questo che aiuta a dotare il territorio di altri spazi di assistenza diffusi nel territorio (associazioni di volontariato, centri di ricerca, fondazioni apposite, etc.).

 

 

Felice Bombaci

Responsabile Gruppo AIL Pazienti LMC

 

Accesso a terapie innovative, disparità di trattamento

tra pazienti di diverse Regioni

 

Grazie ai progressi nello sviluppo di terapie mirate, è possibile curare o cronicizzare patologie fino ad oggi a prognosi infausta. Oggi è possibile garantire la terapia giusta al paziente giusto al momento giusto. Purtroppo nel nostro Paese, per i pazienti l’accesso a terapie innovative (target therapy e immunologia antitumorale) non è tempestivo a causa dei ritardi burocratici nel processo di negoziazione del prezzo da parte di AIFA e della successiva immissione in prontuario da parte delle Regioni, determinando di fatto disparità di trattamento fra pazienti delle diverse Regioni. Regioni che fra l’altro non riescono a definire e far funzionare le relative reti onco-ematologiche.

Il cancro non concede ritardi ai pazienti, è necessario adeguare il processo di approvazione dei farmaci innovativi per garantirne un accesso rapido a tutti i pazienti a prescindere dalla regione di residenza. Oggi di fatto, i cittadini italiani devono confrontarsi con 22 Sistemi Sanitari diversi. Per dare attuazione all’art. 32 della nostra Costituzione è quindi necessario rivedere il “modello di Governance della Sanità” affinché a tutti i cittadini italiani, a prescindere dalla residenza anagrafica, sia garantita equità di accesso e appropriatezza diagnostica terapeutica nel rispetto dei vincoli di sostenibilità economici del sistema. Un modello reale oltre che virtuoso e non utopico se basato sulla forza delle reti onco-ematologiche di patologia e sulla definizione di un fondo unico nazionale che garantiscano sostenibilità e parità di cure sul territorio nazionale. Nel verificare la sostenibilità delle cure è necessario considerare che un paziente che ottiene la cronicizzazione o la remissione dal tumore è un cittadino che può contribuire positivamente al PIL della nazione.

Massimiliano Donato

Responsabile Gruppo AIL Pazienti Malattie Mieloproliferative Croniche PH-

 

Farmaci oncologici, meccanismo di autorizzazione

regionale troppo “farraginoso”. Serve centralità autorizzativa

 

I maggiori ostacoli che si ravvisano nell’intromissione sul mercato dei farmaci in generale ed in particolare dei farmaci oncologici, sta nel farraginoso meccanismo autorizzativo a cui vengono sottoposti. In particolare il passaggio all’autorizzazione regionale dopo l’ok dell’AIFA comporta un non uniforme accesso alla cura, creando uno squilibrio tra i malati in particolare gli oncologici che in alcuni casi non hanno il tempo per poter aspettare che una regione recepisca ed autorizzi l’uso del farmaco. Oggi ancor di più questo passaggio regionale, con l’introduzione sempre maggiore di farmaci targettizzati e innovativi con alti costi di gestione rischia di vedere trasformato un diritto alla salute in una rincorsa ad avere una possibilità di vita. Si ritiene che per quanto concerne almeno la farmacologia oncologica si debba far in modo che l’autorizzazione sia esclusivamente a livello centrale (AIFA) ed immediatamente recepita dalle regioni, creando se nel caso un fondo nazionale farmaci oncologici.

 

 

Francesca Mella

Vicepresidente Nastro Viola

 

Tumore del pancreas: scarsa informazione, costi

e tempistiche principali ostacoli all’accesso alle terapie mirate

 

La ricerca in campo oncologico ha subito una notevole accelerazione ultimamente. Leggiamo spesso di terapie avanzate e di farmaci innovativi che vengono presentati sul mercato e la possibilità di creare trattamenti personalizzati per i pazienti è sempre più concreta. La situazione è in continua evoluzione e ci si deve sicuramente adoperare affinché sia garantita la sostenibilità del sistema.

C’è da sottolineare che, molto spesso, l’innovazione riguarda terapie e farmaci destinati a pazienti con tumori a prognosi infausta e con scarse possibilità di trattamento, come il tumore al pancreas, patologia su cui si concentrano le attività dell’Associazione Nastro Viola. Il tumore del pancreas attualmente è la quarta causa di morte da cancro e si prevede che entro il 2020 diventerà la seconda causa di morte, seconda solo al tumore ai polmoni.

Il tumore del pancreas ha il più basso tasso di sopravvivenza (la percentuale di sopravvivenza dei pazienti a 5 anni dalla diagnosi va dal 6% all’8%) e questo è dovuto in particolare alle difficoltà nell’identificazione della patologia in una fase precoce e alla complessità di questo tumore, particolarmente resistente alle cure.

L’accesso tempestivo a nuovi farmaci e a terapie mirate rappresenterebbe, in molti casi, l’unico modo per salvare delle vite o garantire la possibilità di convivere con una patologia particolarmente aggressiva.

I principali ostacoli nell’accedere a trattamenti innovativi riscontrati dalla nostra Associazione sono principalmente di due tipi:

  • Carenza di Informazioni: molto spesso i pazienti hanno enorme difficoltà ad ottenere indicazioni sulle cure innovative e su nuove terapie oncologiche.

Come Associazione, veniamo spesso contattati da pazienti che riscontrano problemi nell’ottenere informazioni dal proprio medico di base o dalla struttura presso cui sono in cura o lamentano la poca chiarezza delle stesse. Molti pazienti vorrebbero partecipare a dei clinical trials – test clinici – ma non hanno idea su quali siano le strutture a cui rivolgersi né dei criteri necessari per poter partecipare. Altri pazienti, che hanno particolare familiarità con il tumore al pancreas, non sanno di avere la possibilità di partecipare, presso determinate strutture, a programmi di screening per favorire una eventuale diagnosi precoce.

Riteniamo che possa essere fondamentale seguire l’esempio di altri Paesi Europei, in cui vengono organizzati specifici moduli formativi gratuiti – sia in aula sia online – dedicati al personale sanitario, in particolar modo ai medici di base. Questi moduli permettono di avere ben chiare le caratteristiche di una particolare neoplasia ed essere costantemente aggiornati su nuovi trattamenti, dando la possibilità ai medici di indirizzare i propri pazienti in maniera appropriata.

  • Costi e Tempistica: l’accesso a nuove terapie oncologiche prevede dei costi elevati, a volte decisamente proibitivi. Assicurare al paziente l’accesso a diagnosi e terapie a costo ridotto o, idealmente, senza partecipazione di spesa, deve essere considerata una priorità.

A questo si aggiunge il fatto che il processo di scoperta e lancio sul mercato di nuovi farmaci è diventato sempre più lungo.

Si rende necessario trovare una soluzione, quale l’istituzione di fondi specifici e snellimento nella procedura di approvazione di nuovi farmaci/terapie sul mercato, che permetta anche a chi non possiede grandi disponibilità economiche di accedere a terapie e farmaci che possono potenzialmente salvare la vita. In questo, sicuramente la classe politica può adoperarsi, garantendo la tutela della salute e la possibilità di curarsi come fondamentale diritto dell’individuo, cosi come riporta l’art. 32 della Costituzione Italiana.

 

 

Matilde Tursi

Presidente NET Italy - Associazione italiana pazienti con tumori neuroendocrini

 

Tumori neuroendocrini, necessari accesso

più rapido ai farmaci innovativi e maggiore informazione

 

I tumori neuroendocrini sono relativamente rari e rappresentano meno dello 0.5% di tutte le neoplasie maligne.

In Italia si registrano 3-4 nuovi casi ogni 100.000 persone in un anno. Quindi potete capire che la nostra voce è al volume 1 ed è per questo che abbiamo ritenuto opportuno fare squadra insieme all’Intergruppo parlamentare “Insieme per un impegno contro il cancro”, perché riteniamo che più voci fanno eco. Bisogna fare squadra per poter sconfiggere gli ostali al raggiungimento di un accesso tempestivo all’innovazione in oncologia. Facendo un’indagine ai nostri pazienti, direi che i punti rilevanti sono:

1. tempistica,

2. comunicativo,

3. scientifico.

C’è bisogno di un maggiore respiro e autonomia alle regioni per accedere alle cure rapidamente, garantendo una maggiore informazione su canali comunicativi accessibili a tutti, puntuale e diretta, comprensibile a tutti e infine garantire una maggiore attenzione alla ricerca e agli stanziamenti.

Per tutto ciò come soluzione, sarebbe opportuno, garantire per ogni Regione, la presenza di rappresentanti (pazienti) appartenenti all’Intergruppo parlamentare per controllare e facilitare il lavoro. Infine ultimo punto, quello più importante:

4. economico: la nostra associazione sostiene l’emendamento presentato dall’Intergruppo Parlamentare, ossia tassare smog, fumo, e alcool per finanziare farmaci innovativi contro il cancro, attraverso l’istituzione di un fondo per farmaci innovativi, garantendo così un’uniformità alle cure innovative.

Mi rendo conto che tutto questo è utopico, e si deve procedere a piccoli passi. Allora propongo una vera e propria rivoluzione di pazienti in piazza per ogni regione per ottenere i loro diritti:

  • accesso immediato alle terapia senza costi;

  • equità regionale di tutte le problematiche in ambito oncologico, sia per diagnosi rare e non.

Tutti insieme per un unico obiettivo e quindi concludo sempre i miei interventi con quello che è il nostro slogan: “Abbiamo bisogno di tutti, abbiamo bisogno di te!”

 

 

Federica Ferraresi

Ufficio Stampa e Comunicazione, WALCE Onlus, Women Against Lung Cancer in Europe

 

Tumore del polmone: criticità primaria il fattore tempo

nell’accesso a trattamenti oncologici innovativi

 

È volontà di WALCE Onlus (associazione “a respiro europeo” per la lotta contro le neoplasie toraciche che dal 2006, anno in cui è nata con l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione femminile rispetto all’aumento di incidenza e mortalità del tumore del polmone anche tra le donne, informa, educa e supporta i pazienti affetti da questa patologia durante il percorso di malattia e realizza campagne nazionali di prevenzione primaria e di sensibilizzazione rispetto ai danni arrecati dall’abitudine tabagica) porre l’attenzione sull’ancor troppo lungo e complesso iter approvativo che concerne i farmaci oncologici; una criticità che va ad aggiungersi ad altre non meno importanti, che minano la preservazione dell’universalità del diritto alla salute, quali la sostenibilità economica del SSN, l’equità di accesso alle cure e l’attrazione di investimento in Ricerca & Sviluppo nel settore. WALCE vuole inoltre mettere in evidenza che, per quanto riguarda i pazienti affetti da tumore polmonare, patologia dalla prognosi per lo più infausta, con una diagnosi che spesso giunge tardiva a causa della mancanza di programmi di screening validati, il fattore tempo nell’accesso a un trattamento oncologico innovativo risulta primario, e auspica un impegno dei decisori al fine del superamento di tale criticità.