Tumori, diminuiscono i decessi in Italia

Per la prima volta diminuiscono in Italia i decessi per tumore: 1.134 morti in meno registrate nel 2013 (176.217) rispetto al 2012 (177.351). Migliore adesione ai programmi di screening, efficacia delle campagne di prevenzione e nuove armi stanno evidenziando risultati significativi. Passi in avanti ottenuti anche grazie all’oncologia di precisione che determina una vera e propria rivoluzione del modo di “pensare” il cancro: l’obiettivo è individuare le singolarità genetiche dei diversi tipi di tumore, per impostare la cura in rapporto alle esigenze di ogni paziente. A questo nuovo approccio l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) dedica un convegno nazionale che si svolge oggi al Ministero della Salute. “In diciassette anni (1990-2007) i cittadini che hanno sconfitto il cancro nel nostro Paese sono aumentati del 18% (uomini) e del 10% (donne) - afferma Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM -. Oggi sappiamo che non esiste ‘il’ tumore ma ‘i’ tumori e che la malattia si sviluppa e progredisce diversamente in ogni persona. Perché il paziente possa ricevere una terapia di precisione sono necessarie una diagnosi accurata e una definizione del profilo molecolare della malattia con test specifici. La diagnosi può essere garantita attraverso il lavoro di laboratori di qualità in grado di fornire risultati standardizzati che supportino il lavoro dei clinici. L’oncologia di precisione cambia anche il concetto di appropriatezza, diventa cioè necessario verificare se il paziente riceva il test molecolare e la terapia indicati. In questo modo si possono ottenere risparmi notevoli per il sistema evitando trattamenti inutili e le conseguenti tossicità per i pazienti”. Oggi sono disponibili terapie mirate per alcuni dei tumori più frequenti (colon-retto, seno, polmone e stomaco). “All’identificazione di un fattore molecolare con ruolo predittivo deve far seguito una terapia mirata, perché questo è l’unico modo di migliorare l’aspettativa di vita dei malati – sottolinea  Paola Queirolo, Responsabile del DMT (Disease Management Team) Melanoma e Tumori cutanei all’IRCCS San Martino IST di Genova -. Un caso esemplare è quello del melanoma che fa registrare ogni anno nel nostro Paese quasi 14mila nuovi casi. In questo tumore della pelle funzionano trattamenti a bersaglio molecolare che agiscono su specifiche alterazioni a carico del DNA della cellula tumorale. In particolare circa il 50% dei pazienti presenta la mutazione del gene BRAF-V600. Prima dell’arrivo di queste armi innovative, la sopravvivenza mediana in stadio metastatico era di appena 6 mesi, con un tasso di mortalità a un anno del 75%. Queste nuove molecole hanno aperto un ‘nuovo mondo’ non solo in termini di efficacia e attività ma anche di qualità di vita per la bassissima tossicità e la facile maneggevolezza”. L’AIOM ha costituito un tavolo di lavoro permanente con la Società Italiana di Anatomia Patologica e Citopatologia (SIAPEC-IAP) per la caratterizzazione molecolare delle neoplasie in funzione terapeutica. “Da più di 10 anni - continua Paolo Marchetti, Direttore dell’Oncologia Medica all’Ospedale Sant’Andrea di Roma - abbiamo unito gli sforzi per redigere le raccomandazioni che permettono di definire con precisione le caratteristiche biologiche di cinque tipi di cancro: al seno, al colon-retto, al polmone, allo stomaco e il melanoma. La collaborazione tra oncologo e patologo è fondamentale per realizzare un approccio personalizzato alla cura del paziente. Ciò che l’anatomopatologo scrive nel referto diventa infatti uno dei pilastri fondamentali delle successive scelte terapeutiche”. La qualità dei test molecolari nel tempo è molto migliorata proprio grazie all’impegno delle due società scientifiche. “Abbiamo promosso controlli di qualità nazionali dei centri di patologia molecolare – continua Pinto –. Si tratta di un passaggio fondamentale per garantire nell’intero territorio la possibilità di accesso a test molecolari validati. Uno dei requisiti indispensabili per la reale istituzione delle reti oncologiche regionali è rappresentato proprio dalla identificazione dei laboratori di riferimento per i test di biologia molecolare. Come evidenziato in un editoriale pubblicato su una famosa rivista scientifica, il New England Journal of Medicine, abbiamo solo cominciato a parlare delle potenzialità della medicina di precisione e siamo ben lontani dal raggiungimento dell’obiettivo finale”. Una delle caratteristiche di questo approccio è la multidisciplinarietà. “La collaborazione fra diversi saperi è un fattore essenziale per governare la complessità che deriva dal considerare ogni paziente come potenzialmente unico - spiega Claudio Cricelli, presidente della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG) -. Inoltre i tumori stanno diventando sempre più patologie croniche con cui i pazienti possono convivere a lungo, questo si traduce in una presa in carico crescente da parte dei medici di famiglia. L’oncologia di precisione deve affrontare la sfida della complessità: lo studio di ogni singolo paziente nella sua peculiarità porterà a un aumento esponenziale dei dati, sia qualitativo sia quantitativo. I medici di famiglia possono offrire un supporto fondamentale agli specialisti nel ‘governare’ questa mole di informazioni, un’esperienza che la SIMG ha sviluppato da tempo grazie al database Health Search”. Per la prima volta l’AIOM dedica all’oncologia di precisione un progetto nazionale, con la distribuzione in tutte le oncologie italiane di un opuscolo strutturato come un dialogo fra il presidente Pinto e Jorge Lorenzo, per cinque volte campione del mondo di motociclismo. 
“Abbiamo deciso con entusiasmo di sostenere il progetto dell’AIOM - conclude Luigi Boano, General Manager Novartis Oncology Italia – che avrà un impatto positivo per i pazienti e per il sistema sanitario. Novartis è da anni impegnata nell’Oncologia di Precisione, per sviluppare farmaci sempre più efficaci contro il cancro, che migliorino la sopravvivenza dei pazienti e la loro qualità della vita, nel rispetto della sostenibilità del sistema”.

 

 

LE PRINCIPALI NORME DI PREVENZIONE ONCOLOGICA

 

La prevenzione primaria

 

Circa il 40% dei tumori è potenzialmente prevenibile. Le principali misure da adottare sono:

 

No al fumo

Il 25-30% di tutti i tumori è correlato al consumo di tabacco. Ogni anno, nel mondo, tre milioni di persone perdono la vita per questa causa: si calcola che i fumatori muoiano mediamente otto anni prima. Numerose e autorevoli ricerche confermano la pericolosità anche del fumo passivo, corresponsabile di un aumentato rischio di neoplasie broncopolmonari e, soprattutto nei bambini, di disturbi allergici e respiratori.

 

Moderare il consumo di alcol

Il consumo di bevande alcoliche aumenta il rischio di cancro del cavo orale, della faringe, dell’esofago e della laringe. È inoltre fortemente correlato anche all’insorgenza di tumore del fegato e dell’intestino (in entrambi i sessi) e della mammella nelle donne. L’assunzione è assolutamente sconsigliata prima dei 15 anni, in quanto l’organismo non è in grado di digerirle in maniera efficace.

 

Seguire la dieta mediterranea

È dimostrato che il maggior apporto di frutta e verdura, specie se crude, ha un forte effetto protettivo sul rischio di numerose forme tumorali, in particolare a carico degli apparati digerente e respiratorio. L’azione positiva è legata in particolare all’alto contenuto di fibre (che favorisce la maggior motilità intestinale, impedendo l’assorbimento di eventuali sostanze cancerogene) e all’elevata presenza di agenti antitumorali quali le vitamine antiossidanti. In Europa meridionale, dove ancora si segue la dieta mediterranea, povera di grassi animali e carne e ricca invece di pesce, olio di oliva, verdura, frutta, fibre e cereali, si ha una minor frequenza di neoplasie degli apparati respiratorio e digerente. Gli esperti consigliano di consumare regolarmente pane, pasta, riso ed altri cereali e di aumentare il consumo giornaliero di ortaggi, legumi e frutta fresca.

 

Controllare il peso

L’obesità e l’elevata assunzione di grassi costituiscono importanti fattori di rischio da evitare. È dimostrato che persone con un sovrappeso uguale o superiore al 40%, presentano tassi più elevati di mortalità per cancro del colon-retto, della prostata, dell’utero, della cistifellea e della mammella. In particolare, studi epidemiologici dimostrano come sia importante assumere pochi grassi di origine animale per ridurre il rischio di tumori e malattie cardiovascolari.

 

Praticare attività fisica

Lo sport riduce in modo notevole le possibilità di sviluppare un cancro. I sedentari hanno una probabilità del 20-40% superiore di ammalarsi. L’effetto protettivo dell’attività fisica praticata in giovane età dura nel tempo, ma è buona norma restare in movimento a tutte le età.

 

No alle lampade solari e attenzione a nèi e noduli

La pericolosità delle lampade abbronzanti è ormai dimostrata oltre ogni dubbio e sono considerate cancerogene al pari delle sigarette. Un’esposizione precoce, in particolare prima dei 30 anni, incrementa del 75% il rischio di sviluppare il melanoma. La presenza di nèi è inoltre indice di una maggiore predisposizione allo sviluppo di neoplasie della pelle, vanno quindi tenuti sotto controllo, seguendo la regola dell’ABCDE:

 

  • A asimmetrie, quando, diviso idealmente con una linea centrale, presenta una metà diversa dall’altra;

  • B bordi, quelli irregolari e frastagliati sono più a rischio;

  • C colore, se cambia, si sfuma o “sbiadisce”, oppure si intensifica. A seconda della carnagione può cambiare anche il colore del neo. Nelle persone con pelle chiara i nei sono meno pigmentati, e viceversa. Attenzione quindi alle modificazioni di colore improvvise.

  • D dimensioni, se il diametro aumenta costantemente.

  • E evoluzione, nell’arco di poco tempo, sia se cresce di dimensioni, sia se diventa in rilievo.

 

In sintesi, tutti i nei che si trasformano sono a rischio.

 

Proteggersi dalle malattie sessualmente trasmissibili

Il 15-20% dei tumori deriva da infezioni che possono essere prevenute; fra queste alcune, come l’epatite o il papilloma virus, possono venire trasmesse attraverso i rapporti sessuali. Per proteggersi è bene utilizzare sempre il preservativo. È infatti l’unica barriera efficace contro questo rischio. Per usarlo correttamente va indossato fin dall’inizio del rapporto e per tutta la sua durata.

 

Evitare l’uso di sostanze dopanti

Gli steroidi anabolizzanti comportano un aumento del rischio di tumori, in particolare a fegato, prostata e reni. Le probabilità di ammalarsi aumentano con gli anni, soprattutto in chi li ha assunti per molto tempo. Il GH/IGF1 (ormone della crescita) può causare cancro a mammella, colon, prostata, linfoma, e le eritropoietine (EPO) possono determinare disordini ematologici (del sangue).

 

La prevenzione secondaria

Ha l’obiettivo di individuare il tumore in uno stadio precoce, così da poterlo trattare in maniera efficace e ottenere un maggior numero di guarigioni. Può essere svolta individuando i sintomi iniziali della malattia (diagnosi precoce) o con indagini diagnostiche sulla popolazione che non presenta sintomi (screening).

Diagnosi precoce vuol dire tempestività, con la possibilità di individuare la malattia (o una lesione che ne precede la comparsa) nella fase iniziale. Questo offre il vantaggio di garantire cure efficaci, terapie poco aggressive e un’elevatissima probabilità di completa guarigione. Spesso la scoperta precoce di alcuni tra i tumori più diffusi (seno, collo dell’utero, colon) può essere attribuita ai programmi di screening. In Italia, secondo le indicazioni del Ministero della Salute, il servizio sanitario nazionale fornisce gratuitamente accertamenti per la diagnosi precoce oncologica e in particolare per:

· tumore del seno: mammografia ogni 2 anni per le donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni

· cancro del collo dell’utero: Pap-test ogni 3 anni per le donne tra i 25 e i 64 anni

· tumore del colon-retto: per uomini e donne ricerca del sangue occulto nelle feci ogni 24 mesi tra i 50 e i 69 anni

 

Le modalità e l’adesione delle autorità sanitarie a queste campagne di screening possono poi variare a livello regionale.

 

 

 

 

I TUMORI PER SINGOLE SEDI

 

 

MAMMELLA

 

Fattori di rischio

  • Età, la probabilità di ammalarsi aumenta esponenzialmente sino agli anni della post-menopausa (50 - 69) e poi diminuisce dopo i 70 anni

  • Familiarità ed ereditarietà: il 5-7% dei casi risulta legato a fattori ereditari, 1/4 dei quali determinati dalla mutazione di due geni, BRCA-1 e/o BRCA-2. Nelle donne portatrici di mutazioni del gene BRCA-1 il rischio di ammalarsi nel corso della vita di carcinoma mammario è pari al 65% e nelle donne con mutazioni del gene BRCA-2 è pari al 40%

  • Assenza di programmi di screening

  • Variabilità geografica, i tassi nei Paesi economicamente più avanzati sono fino a 10 volte maggiori

  • Storia riproduttiva, lunga durata del periodo fertile, menarca precoce e menopausa tardiva, nulliparità o una prima gravidanza a termine dopo i 30 anni

  • Stili di vita, obesità e scarso esercizio fisico, alto consumo di carboidrati e di grassi saturi, elevato consumo di alcool e scarso consumo di fibre vegetali, e sindrome metabolica in post-menopausa

  • Mancato allattamento al seno

  • Pregressa radioterapia (a livello toracico e specialmente se prima dei 30 anni d’età) e precedenti displasie o neoplasie mammarie

  • Utilizzo di contraccettivi orali e terapia ormonale sostitutiva in menopausa

 

Incidenza

Si stima che nel 2016 siano stati diagnosticati in Italia circa 50.000 nuovi casi di carcinoma della mammella nelle donne.

 

Mortalità

Anche per il 2013, il carcinoma mammario ha rappresentato la prima causa di morte oncologica nelle donne, con 11.939 decessi (i decessi fra gli uomini sono stati 133 - fonte ISTAT).

 

Sopravvivenza

La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi, indipendentemente da altre patologie, in Italia è pari all'85,5%, più elevata rispetto alla media europea (81,8%) e al Nord Europa (84,7%). In Italia, i tassi sono leggermente inferiori nel meridione: Nord (85-87%), Centro (86%), Sud (81%).

 

Prevalenza

Complessivamente in Italia vivono 692.955 donne che hanno avuto una diagnosi di carcinoma mammario, pari al 41% di tutte le donne che convivono con una pregressa diagnosi di tumore e pari al 23% di tutti i casi prevalenti (uomini e donne).

 

PROSTATA

 

Fattori di rischio

  • L’obesità e l’elevato consumo di carne e latticini, una dieta ricca di calcio, con conseguente elevata concentrazione di IGF-1 ematico

  • Elevati livelli di androgeni nel sangue

  • Fattori ereditari, in una minoranza di casi (<15%)

 

Incidenza

Il tumore della prostata è attualmente la neoplasia più frequente tra i maschi (20% di tutti i tumori diagnosticati) a partire dai 50 anni di età. Nel 2016 in Italia sono stati stimati a circa 35.000 nuovi casi.

 

Mortalità

Nel 2013 sono stati registrati 7.203 decessi per cancro prostatico (ISTAT). Altre patologie generalmente presenti nelle persone anziane possono rendere comunque complesso separare i decessi per tumore della prostata da quelli con questo tipo di cancro. Questa neoplasia, pur trovandosi al primo posto per incidenza, occupa la terza posizione nella scala della mortalità (8% sul totale dei decessi oncologici) nella quasi totalità dei casi riguardanti maschi over 70. Si tratta comunque di una causa di morte in costante diminuzione (-2,5% per anno) da oltre un ventennio.

 

Sopravvivenza

La sopravvivenza a 5 anni dei pazienti con carcinoma prostatico, non considerando la mortalità per altre cause, è attualmente attestata all'88,6% a 5 anni dalla diagnosi, più elevata rispetto alla media europea (83,4%) e al Nord Europa (85,0%). Nel Sud Europa, compresa l'Italia, presenta valori elevati nei pazienti più giovani (90,2% tra 45 e 54 anni, 52,6% negli over 70).

 

Prevalenza

In Italia si stima siano presenti circa 398.000 persone con pregressa diagnosi di carcinoma prostatico, circa il 26% dei maschi con tumore e quasi il 10% di tutti i pazienti (tra maschi e femmine) presenti nel Paese.

 

 

POLMONE

 

Fattori di rischio

  • Fumo di sigarette, rappresenta il più importante fattore di rischio. Sono ascrivibili al fumo l’85–90% di tutti i tumori polmonari. Il rischio relativo è maggiore di circa 14 volte nei tabagisti rispetto ai non fumatori e si incrementa ulteriormente fino a 20 volte nei forti fumatori (oltre le 20 sigarette al giorno)

  • Fumo passivo nei non fumatori

  • Fattori ambientali, inquinamento atmosferico, ecc.

  • Esposizioni professionali a sostanze tossiche, radon, asbesto, metalli pesanti (cromo, cadmio, arsenico, ecc.)

  • Processi infiammatori cronici, dovuti a tubercolosi, ecc.

 

Incidenza

Nel 2016 in Italia sono state stimate oltre 41.000 nuove diagnosi di tumore del polmone (oltre il 30% fra le donne). Rappresentano l’11% di tutte le nuove diagnosi di cancro nella popolazione generale (più in particolare, il 15% di queste nei maschi e il 6% nelle femmine).

Si registra una marcata diminuzione di incidenza negli uomini (in relazione alla riduzione dell’abitudine al fumo), pari a -2,0%/anno negli anni più recenti. A questa tendenza fa purtroppo riscontro un aumento dei nuovi casi tra le donne (+2,6%/anno dal 1999 al 2016).

 

Mortalità

Nel 2013 sono state osservate 33.483 morti per tumore del polmone (ISTAT). Rappresenta la prima causa di morte per tumore nei maschi (il 26% del totale) e la terza nelle donne, dopo mammella e colon-retto (11% del totale dei decessi per cancro).

 

Sopravvivenza

La percentuale di sopravviventi a 5 anni fra i malati di tumore del polmone è pari al 14,3%, più elevata rispetto alla media europea (13,0%) e al Nord Europa (12,2%). Non esistono differenze significative nelle varie aree del nostro Paese (Nord-Ovest, Nord-Est, Centro e Sud), con percentuali pari al 10%, 14%, 14% e 11% nei maschi e al 17%, 17%, 19% e 15% nelle femmine.

 

Prevalenza

Il tumore del polmone permane ancora oggi una neoplasia a prognosi particolarmente sfavorevole, pertanto poco contribuisce, in percentuale, alla composizione dei casi prevalenti. Complessivamente è stato stimato che nel 2010 vivevano in Italia 82.795 persone con tumore del polmone, pari al 4% di tutti i pazienti con diagnosi di neoplasia.

 

 

COLON RETTO

 

Fattori di rischio

  • Lesioni precancerose (ad esempio gli adenomi con componente displastica), circa l’80% dei carcinomi del colon-retto insorge a partire da lesioni precancerose

  • Stili di vita errati, elevato consumo di carni rosse ed insaccati, farine e zuccheri raffinati, sovrappeso ed attività fisica ridotta, fumo ed eccesso di alcol

  • Familiarità ed ereditarietà, mutazioni genetiche associate a carcinoma colorettale

  • Altre patologie, malattia di Crohn e rettocolite ulcerosa, poliposi adenomatosa familiare (FAP), sindrome di Lynch

 

Incidenza

Nel 2016 in Italia sono state stimate circa 52.000 nuove diagnosi di carcinoma del colon-retto. Secondo i dati AIRTUM, tra gli uomini si trova al terzo posto, dopo il tumore della prostata e quello del polmone, mentre per le donne è al secondo posto, preceduto solo dal carcinoma della mammella. Nella classifica dei tumori più frequenti per gruppi di età il carcinoma del colon-retto occupa sempre posizioni elevate, variando nelle diverse età tra l’8 e il 14% negli uomini e tra il 4% e il 17% nelle donne.

 

Mortalità

Nel 2013 sono stati registrati 18.756 decessi per carcinoma del colon-retto (ISTAT) (il 54% negli uomini), al secondo posto nella mortalità per tumore (10% nei maschi, 12% nelle femmine).

 

Sopravvivenza

Il carcinoma del colon-retto presenta una prognosi sostanzialmente favorevole. La sopravvivenza a 5 anni in Italia è pari al 60,8% per il colon e al 58,3% per il retto, più elevata rispetto alla media europea (rispettivamente 57,0% e 55,8%), ma simile al Nord Europa (rispettivamente 59,0% e 59,5%).

 

Prevalenza

Sono oltre 427.000 i pazienti con pregressa diagnosi di carcinoma del colon-retto in Italia (53% maschi), al secondo posto tra tutti i tumori e pari al 14% di tutti i pazienti oncologici.

 

 

STOMACO

 

Fattori di rischio

  • Infezione da Helicobacter pylori (HP), che può indurre gastrite cronica, rappresenta il principale fattore di rischio per il carcinoma dello stomaco

  • Stili di vita errati, abitudine al fumo, basso consumo di frutta e verdura, eccesso di carni rosse, cibi conservati con sale, nitrati e affumicati

  • Storia familiare

 

Incidenza

Quasi 13.000 nuovi casi di carcinoma gastrico sono stati stimati nel 2016 in Italia, attualmente al sesto posto in ordine di incidenza sia tra gli uomini che tra le donne (4% di tutti i tumori nei maschi, 4% nelle femmine).

 

Mortalità

Nel 2013 sono state osservate 9.595 morti per questa neoplasia (ISTAT) (il 58% nei maschi). Con il 6% tra i decessi per tumore sia nei maschi sia nelle femmine il carcinoma gastrico occupa il quinto posto, con una presenza più incisiva nell’età medio-avanzata.

 

Sopravvivenza

La sopravvivenza a 5 anni dei pazienti con tumore allo stomaco in Italia è pari al 32,4%, più elevata rispetto alla media europea (25,1%) e al Nord Europa (21,9%). Tra le diverse aree geografiche italiane non si osservano sostanziali differenze della sopravvivenza.

 

Prevalenza

Quasi 73.000 persone (55% uomini) vivono in Italia con una diagnosi di carcinoma gastrico, il 3% di tutti i pazienti con tumore.

 

 

Pancreas

 

Fattori di rischio

  • Fumo di sigaretta, anche passivo, rappresenta il fattore di rischio principale. I tabagisti presentano un rischio di incidenza da doppio a triplo rispetto ai non fumatori. La proporzione di carcinoma pancreatico attribuibile al fumo è dell’ordine del 20-30% nei maschi e del 10% nelle femmine

  • Stili di vita scorretti, obesità (alto consumo di grassi saturi), ridotta attività fisica, scarsa assunzione di frutta e verdura fresca, abuso di alcol

  • Altre patologie, come pancreatite cronica, diabete mellito, pregressa gastrectomia

  • Storia familiare, responsabile fino al 10% dei tumori pancreatici, che in alcuni casi è possibile spiegare nel contesto di patologie note: la sindrome di Peutz Jeghers (rischio di oltre 100 volte), la “sindrome familiare con nevi atipici multipli e melanoma” (20-30 volte), la mutazione germline del gene BRCA-2 (3-10 volte), la pancreatite ereditaria (10 volte) e la sindrome di Lynch, la presenza di varianti dei loci genomici dei gruppi sanguigni AB0 (in particolare nei gruppi non 0).

 

Incidenza

Nel 2016 sono stati stimati circa 13.500 nuovi casi, circa il 4% di tutti i tumori incidenti tra maschi e femmine. Nelle donne oltre i 70 anni il carcinoma pancreatico è compreso tra i cinque tumori più frequenti (4° posto, 5% dei casi).

 

Mortalità

Il carcinoma pancreatico è la quarta causa di morte per tumore nel sesso femminile (7%) e la sesta nel sesso maschile (5%). Nelle età centrali della vita occupa il quarto posto tra i maschi (6%) e il quinto tra le femmine (7%). L’andamento nel tempo fa osservare una lieve ma costante incremento (+1,1%) nelle donne.

 

Sopravvivenza

La sopravvivenza a 5 anni dei pazienti con tumore del pancreas in Italia è pari al 7,2%, non lontano dalla media europea (6,9%), ma superiore ai tassi del Nord Europa (4,8%). Non si osservano differenze significative tra le diverse aree geografiche nazionali.

 

Prevalenza

Il relativamente ristretto numero di persone affette da questa patologia (14.695, pari a meno dell’1% di tutti i pazienti oncologici, il 45% tra i maschi), è direttamente collegabile all’aggressività e alla conseguente breve sopravvivenza di questo tipo di tumore. Il 58% dei pazienti sopravvive entro i due anni dalla diagnosi e solo il 26% oltre i 5 anni.

 

 

 

Fonti

1“I numeri del cancro in Italia 2016”, AIOM-AIRTUM