#Fattorek, Tutti i colori di Claudia

Tutti i colori di Claudia

La malattia è arrivata in un giorno che sembrava identico agli altri: "Lei ha un carcinoma alla mammella". Una frustata sui trentun anni di Claudia Puddu, sui sogni di una donna lanciata sulla vita: "Da quel momento mille pensieri hanno appesantito la mia mente, tutto ha iniziato a scorrere velocemente mentre cercavo di capire cosa mi aspettasse, mi premeva conoscere il mio nemico e le soluzioni che si prospettavano". Era il 30 gennaio 2012, due anni dopo è lotta consapevole e per tenere a bada il male. Una laurea in tasca, educatrice d'asilo, un fidanzato sempre accanto, rispettoso dei silenzi della sua compagna e del dolore dei giorni più bui. Claudia ha lo sguardo profondo e consapevole di chi vede lontano ma conserva il ricordo della malattia, quel tarlo che denuda e rende impotenti. E' difficile trovare la forza, soprattutto a trent'anni, quando sembra che la vita inizi, il futuro appare infinito e i progetti da realizzare sono tanti. "A quell'età dai tutto per scontato, credi di essere invincibile, pensi di avere tutto nelle tue mani". In breve tempo Claudia ha dovuto metabolizzare il colpo, rinunciare ai progetti a lungo termine per dare significato a un evento così doloroso e concentrarsi sul modo di affrontare la malattia come una prova, senza chiedersi perché proprio a lei. "La rabbia, il dolore, il disagio e la paura hanno fatto parte di me, mi hanno assalita, ma la forza di volontà e l'atteggiamento positivo hanno trasformato quei sentimenti in energia e grinta per guarire", racconta con dolcezza. 

L'appuntamento con la poltroncina nei cicli di chemio richiede grande determinazione e per Claudia il pensiero predominante è sempre stato vivere. "Bisogna armarsi di infinita pazienza per preparare il nostro fisico e la nostra mente alla carica, dando spazio allo sfogo che tiene lontane ansia e disperazione". Gli effetti della terapia possono essere tanti e diversi e la reazione è molto soggettiva. Per le donne un momento toccante è la perdita dei capelli e il segno tangibile che la malattia sta intaccando l'organismo. Claudia ha trovato sollievo passeggiando al mare e, quando non poteva prendere sole, andava in spiaggia con la maglietta, mettendo i piedi nell'acqua e assaporandone il contatto, come fosse stata la prima volta. La perdita dei capelli non è stato un dramma ma un'occasione per portarli corti come non aveva mai avuto il coraggio di fare. "Avevo i capelli lunghi, prima li ho tagliati un poco, poi ho chiesto al mio ragazzo di raderli con la macchinetta. Ho pianto solo quando una mattina al risveglio, dopo un mese di terapia, ho trovato il cuscino pieno di capelli cortissimi. Il mio ragazzo ha pianto con me". Dopo tre interventi Claudia ha capito che "sentirsi vivi non è solo vivere bene, essere efficienti nel lavoro, brillanti nella vita ma  rinunciare ai comportamenti di facciata e lasciare che chi ci ama conosca di noi la vera faccia, fatta di sorrisi ma anche di momenti di debolezza, malinconia, timore". Vivere le emozioni, buone o cattive, come se fossero un ventaglio di colori, ognuno con la propria tonalità. Claudia ha imparato a dare valore a tutte le sfumature, nessuna esclusa. Nel rapporto col tempo ha cambiato soprattutto i colori quotidiani e ad accettare quello che ogni giornata offre. La parola tumore impedisce di fare previsioni "ma conosco il dolore, la sofferenza, la tristezza. Non ci sono sentieri senza ostacoli o cammini senza cadute", gli ostacoli che, come la malattia, costringono a fermarsi e a considerare nuovi percorsi e nuove prospettive. L'esperienza della malattia insegna a vedere gli altri oltre se stessi, "prima ero egoista e molto concentrata su me stessa". Nel gruppo "Abbracciamo un sogno" si condivide il percorso della malattia e il filo conduttore è la speranza. "Vivere giorno per giorno e poter offrire qualcosa di me, nel bene e nel male" è la speranza di Claudia perché la malattia va combattuta e distrutta, "trasformandola in un momento di crescita, senza chiedersi il perché tutto ciò accada".

Donatella Masala

(Foto di Giulia Marini)